Far finta di essere sani

Sembrava ieri, e invece è già domani

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SI CONCLUDE LA LUNGA MARCIA

Friday, 26 June 2009 12:13 A GMT+01
Trasferimento
 

Chi volesse capire meglio la portata dell'evento potrebbe leggere questo, questo, quest'altro, e poi quest'altro ancora.

MAGO OTEMA

Wednesday, 24 June 2009 10:25 P GMT+01
Io dico: Svevo, il senso religioso, la crisi e i giovani, il fondamentalismo, qualcosa sulla bioetica e i limiti della vita, le democrazie e la guerra nel '900, i social network.

MASCHILISMI UGUALI E CONTRARI

Wednesday, 24 June 2009 9:43 P GMT+01
"So però che sopravvive un altro genere di maschi e che a questi maschi continua a piacere l'altra donna. Quella che non sghignazza, ma sorride. Che non mostra, ma allude. Che non seduce con le microgonne, ma con gli spacchi. Che conserva intatto il mistero femminile e intriga l'uomo che cerca di entrarvi in comunione. Che non si rifà, ma ha cura di sé. E sa coltivare sogni più larghi di una passerella scosciata in tv."

Noto con piacere di non essere l'unico ad aver pensato, leggendo l'ultimo pezzo di Gramellini  su "La Stampa", che questo "modello alternativo" alla donna berlusconiana - nel senso della sgallettata che lo chiama papi - sia in realtà nient'altro che un modello brutalmente maschilista uguale e contrario a quello che viene esecrato, per definire il quale il punto è pur sempre "quale è la donna che piace al maschio", sia esso papista o gramellinista.

Al maschio che sono io continua a piacere (ma anche a non piacere) una terza donna, quella che è quello che è e, fondamentalmente, non ha come problema principale della sua vita quello di piacermi (o di non piacermi).

MURPHY

Friday, 12 June 2009 1:35 P GMT+01

Legge di Guido Caprotti: la probabilità che alla cassa del Prontospesa Esselunga vi venga chiesto il riconteggio della spesa è inversamente proporzionale al prodotto della fretta che avete per il numero di articoli acquistati.

P.S.: e comunque sia, secondo percorso netto in carriera su due chiamate. Straniero, ormai ti mangio in testa.

CATASTROFI

Wednesday, 10 June 2009 9:58 P GMT+01

10062009(017)

Uno guarda e dice: ah, be', certo, l'Abruzzo. E invece no. Questa foto l'ho fatta col mio telefonino oggi verso le 14.00 a non più di 500 metri in linea d'aria da casa mia, sui colli piacentini.

È  quel che resta di una bellissima casa in sasso, travolta da una frana spaventosa che ha tirato giù mezza montagna, cambiando completamente la conformazione di una valletta laterale della Val Tidone (la Val Chiarone, per essere precisi), disintegrando due strade, isolando Rocca d'Olgisio e costringendo gli abitanti delle frazioni di Fravica, Gabbiano, Case Gazzoli, Chiarone e Rocca Pulzana del comune di Pianello Val Tidone a peripli di chilometri o ad avventurosi rally su strade sterrate aperte alla bell'e meglio dalle ruspe per uscire di casa in automobile.

Fortunatamente, la casa è di un ricco notaio milanese (poveraccio, intendiamoci, ma diciamo che almeno non è la perdita di tutto quel che ha) che la usava per la villeggiature e al momento della caduta della frana era disabitata. Prima della frana, la casa era circondata da un ettaro almeno di giardino piantumato, di cui non resta più nulla. Ora l'edificio è completamente inaccessibile. Il viale d'ingresso è stato preso dalla frana e letteralmente spezzato in due segmenti, oltre che crepato nel mezzo. Ma la cosa più impressionante è che la casa è letteralmente andata fuori asse, come si vede bene dalle foto qua sotto.

10062009(019)

10062009(021)

Questo è il danno più rilevante causato dalle forti precipitazioni di qualche settimana fa. Oltre la frana, pressoché isolati e irraggiungibili da mezzi pesanti, ci sono ristoranti, agriturismi, allevamenti, piccole imprese che rischiano seriamente la catastrofe economica.

Tutto il territorio dell'alta Val Tidone è stato massacrato. Qua sotto, ad esempio, vedete quel che resta della strada di collegamento diretto tra Pianello e Pecorara, a scavalcare il passo di Ca' del Diavolo.

10062009

Di qui ci sono passato oggi in bicicletta. Non chiedetemi come. Ah, perché certo, dimenticavo: nella catastrofe generale (seppure molto ma molto in fondo in ordine di rilevanza) c'è anche un consistente fastidio personale: mi si sono sventrati quasi tutti i percorsi di allenamento.

INCEDIBILE

Wednesday, 10 June 2009 6:20 P GMT+01

"Io appartengo a Gesù (Gesù l’ha ceduto nella notte allo Shaktar Donetzk)."

Ecco, ve l'ho già detto - vero? - che io a Chinaski gli voglio bene?

METTERCI

Wednesday, 10 June 2009 10:28 A GMT+01

"Le tesine dovevano essere multidisciplinari, fu infatti detto. Cioè dovevano coinvolgere più di una disciplina di studio. E noi non capimmo subito dove ci avrebbe portati quel lungo impronunciabile aggettivo. Poi, giorno dopo giorno, il «più di una» è diventato «tante»; poi il «tante» è diventato «tutte»; poi le «discipline» sono diventate le «materie» e le «materie» sono diventate i «prof che ti fanno le domande all’orale», e la tesina è diventata una poderosa minchiata, un fastidio da togliersi in 12-15 minuti (queste furono le indicazioni ministeriali) per poi cominciare a interrogare come se niente fosse."

Lo scorfano spiega perfettamente perché la multidisciplinarità (o -riEtà? Vai a sapere), uno dei grandi feticci della scuola superiore italiana, è una cagata pazzesca (lui dice "poderosa minchiata", siamo lì).

LE AMMINISTRATIVE NELL'UBERTOSA PROVINCIA

Tuesday, 9 June 2009 11:13 A GMT+01

 

Elezioni Pianello 2009

 

A Pianello Val Tidone, lotta all'ultimo sangue (voto), con margini esigui (30 voti in tutto). Vince il PdL già al "governo", ma cambiando il sindaco. Speriamo che questi qui spalino la neve dalle strade, non come quelli di prima.

P.S.: nell'ubertosa provincia - passata in quanto tale al centrodestra - ci sono cose che voi umani. Il comune di Zerba, per dire.

QUANDO FINISCE UN AMORE

Tuesday, 9 June 2009 7:39 A GMT+01
KakàQuando finisce un amore così com'e' finito il mio
senza una ragione ne' un motivo, senza niente
ti senti un nodo nella gola,
ti senti un buco nello stomaco
ti senti un vuoto nella testa e non capisci niente
e non ti basta più un amico e non ti basta più distrarti
e non ti basta bere da ubriacarti
e non ti basta ormai più niente
e in fondo pensi, ci sarà un motivo
e cerchi a tutti i costi una ragione
eppure non c'e' mai una ragione
perché un amore debba finire
e vorresti cambiare faccia, e vorresti cambiare nome
e vorresti cambiare aria, e vorresti cambiare vita
e vorresti cambiare il mondo
ma sai perfettamente
che non ti servirebbe a niente
perché c'e' lui, perché c'e' lui
perché c'e' lui, perché c'e' lui
perché c'e' lui nelle tue ossa
perché c'e' lui nella tua mente
perché c'e' lui nella tua vita
e non potresti più mandarlo via,
nemmeno se cambiassi faccia
nemmeno se cambiassi nome
nemmeno se cambiassi aria
nemmeno se cambiassi vita
nemmeno se cambiasse il mondo
però, se potessi ragionarci sopra
saprei perfettamente che domani sarà diverso
lui non sarà più lui
io non sarò lo stesso uomo
magari l'avrò già dimenticato
magari se potessi ragionarci sopra
e se potessi ragionarci sopra
ma non posso, perché ...
quando finisce un amore ......

ELEZIONI EUROPEE 2009

Tuesday, 9 June 2009 7:32 A GMT+01

L'analisi migliore - e più divertente - l'ha fatta Camillo Langone:

"Volano l’Invidia (8 per cento) e la Gola (10 per cento), cala la Superbia (26 per cento), tiene la Lussuria (35 per cento). L’Accidia consolida le proprie posizioni (6 per cento)."

14

Sunday, 7 June 2009 5:28 P GMT+01
Federer's 14 Slam

TRENITALIA RITARDA E LA PENDOLARE S'INCAZZA

Tuesday, 26 May 2009 1:40 P GMT+01
Hanno girato un film ("un “poliziottesco” anni '70, mica cotica) sulla vita quotidiana della Raffa.

DIALOGO TRA UN CRISTIANO E UN NON SO/2

Tuesday, 26 May 2009 11:17 A GMT+01
CONTINUA DALLA PRIMA PARTE.

11 maggio 2009, da Giovanni Fontana a Marco Beccaria

Caro Marco,

registro con piacere ciò su cui siamo d'accordo, sono dubitoso rispetto alla tua mancata risposta, e rigetto lo straw man argument odifreddesco. Non mi soffermo su nessuno dei tre, ma sento di doverti confessare che il piacere dell'essere d'accordo sul primo punto non è interamente genuino! La metà cattiva della mia letizia per il nostro accordo è che quell'assunto mi sembri un tuo autogol. Mi riferisco - so che sai dove andrò a parare - a quando dici che ogni "credenza senza dati" è il vero germoglio - che alcune volte fiorisce, e altre no - di un atteggiamento violento, del male dell'uomo. Sarà usata contro di te in tribunale!

Per risponderti ti prego di seguirmi, in Africa. Come sai l'ultimo genocidio della Storia si è presentato in uno dei pochi paesi africani a maggioranza cristiana (95% della popolazione), in Rwanda nel 1994, con un milione di morti - una cifra spaventosa.

C'erano preti che trucidavano bambini piangenti a bastonate, che facevano a pezzi altri essere umani a colpi di machete, che fracassavano il cranio a gente che implorava pietà. E la trovavano la cosa più Giusta da fare, in nome di Cristo. C'erano preti che si limitavano a battezzare e dire messa alle persone che di lì a poco sarebbero state uccise, perché quello era il bene più grande, senza muovere un dito per salvare la vita di quegli individui, rassegnandosi al volere di Dio. Sempre in nome di Cristo. E c'erano preti che davano alle fiamme la Bibbia - la carta era l'unico combustibile rimasto - per dare da mangiare, scaldare, o tenere fuori gli assassini; e far così sopravvivere, magari anche solo un giorno di più, quei fratelli esseri umani. Ancora una volta in nome di Cristo.

Sono felice di essere persuaso che, se avessi incontrato un prete di nome Marco Beccaria a Kigali quindici anni fa, questi avrebbe affermato categoricamente che l'unico atteggiamento cristiano, di questi tre, fosse l'ultimo - e che Don Marco si sarebbe comportato di conseguenza: bruciando bibbie e seggiolini della propria parrocchia per salvare - certamente - quei corpi, prima che - forse - quelle anime. Probabilmente ne sarei stato addirittura commosso, se ti avessi visto, sapendo quanto sei legato alla sacralità di quel testo.

Però poi, intorno al fuoco, ti avrei chiesto: «Marco amico mio, ma cosa ti dice che sei tu, davvero, a operare in nome di Cristo?». Anche quel prete col machete pensa di farlo. «Ne sei convinto? Anche lui ne è convinto». Siete pari. «Lo senti? Anche lui lo sente». Anche un kamikaze sente che Dio gli dà ragione. «C'è scritto nel Libro? No, il Libro dà torto e insieme ragione a entrambi». Per ogni parola in difesa dell'amore del prossimo ce n'è almeno una, o forse due, per l'odio del diverso. «Lo interpreta in modo banale? Dài, a fare interpretazioni ardite siete entrambi, l'uno e l'altro». Sant'Agostino era uno stupido? Eppure aveva letto il testo più di noi - sì, anche il Vangelo - e considerava la tortura degli eretici quale unica interpretazione sensata di quelle parole. Questo ti avrei chiesto.

E tu come faresti, se lo incontrassi, a dire a quel prete col machete che ha torto, che sbaglia di grosso a pensare che quello lì sia il vostro Dio?


21 maggio 2009, da Marco Beccaria a Giovanni Fontana

Caro Giovanni,

scusa se questa mia risposta s’è fatta attendere qualche giorno. Andiamo verso la fine dell’anno scolastico, puoi immaginare il consueto putiferio. Mi fa piacere che tu rigetti l’accostamento a Odifreddi come uno “straw man argument”, perché significa che anche tu percepisci Odifreddi come qualcuno che non ti corrisponde. Ne sono felice. La mia, in effetti, era una provocazione infingarda.

Ti seguo in Africa. Al netto di ogni altro discorso, mi pare che la tua obiezione sia: constatato che al mondo esistono e sono esistiti cristiani che compiono il bene e cristiani che compiono il male, come faccio a sapere che il mio comportamento (che tu, Giovanni, benevolmente immagini come orientato al bene) sia la retta interpretazione del cristianesimo, dal momento che anche la mia antitesi, il cristiano malvagio, crede di saperlo in merito alla sua?

La mia risposta forse ti deluderà per banalità, ma è la seguente: lo so perché possiedo i neuroni specchio e mi identifico nella possibile vittima dell’aggressione malvagia; lo so perché il sentimento morale di umana simpatia mi fa immaginare l’orrenda serie di sensazioni che una vittima di quelle violenze deve aver provato; lo so perché due cose riempiono il mio animo di ammirazione e venerazione: il cielo stellato sopra di me e la legge morale in me; lo so perché ragionevolmente un modo nel quale si massacri il prossimo è un mondo infinitamente peggiore di quello dove si cerchi di collaborare e – almeno – tollerarsi. Quindi l’unica interpretazione del cristianesimo (e di qualsiasi altra cosa) che mi possa interessare fare mia è un’interpretazione che corrisponda a questa serie di intuizioni/sentimenti/ragionamenti. Quel che voglio farti capire è che l’incoerenza che tu ravvisi tra i cristiani è l’incoerenza del genere umano. Potrei domandarti, di ritorno: perché tu ed io, che siamo umani, giudichiamo quegli eventi come orribili e se ci trovassimo là agiremmo diversamente e invece altri, esseri umani anch’essi, reputano sensato uccidere, stuprare, deportare, imprigionare e torturare?

Però, non voglio peccare di benaltrismo (la posizione a volte irritante di coloro che sempre, di fronte a un’obiezione, per svicolare affermano: “Il problema è ben altro!”). Ti rispondo. Constatiamo che la Bibbia ha generato e continua a generare un’infinità di interpretazioni. D’accordo. Come so che la mia interpretazione è quella autentica? La risposta è semplice: non lo so. Ma quel che è ancora più bello è che non me ne importa un granché.

Non lo so. Da amante e studioso della filosofia sono perfettamente consapevole che qualsiasi testo dischiude un orizzonte che può essere “abitato” dai suoi lettori in molti modi legittimi e in un’infinità di modi illegittimi. Mi interessa che tu riconosca almeno un fatto: la mia interpretazione della Bibbia è possibile ed è tutto sommato legittima. Sono io il primo a dirti che è limitata e fallibile. Ti dirò di più: non solo io interpreto la Bibbia in modo diverso (non del tutto, ma in parte) rispetto ad Agostino o al prete ruandese che uccide per la fede, ma – pensa un po’ - mi capita di interpretare spesso la Bibbia in disaccordo con me stesso. Ciò è senz’altro vero in un’ottica diacronica (a vent’anni pensavo che la Bibbia dicesse alcune cose che condividevo con tutto me stesso, ora la leggo diversamente da allora, condividendo ancora una volta la nuova lettura con tutto me stesso) e talvolta lo è addirittura nello stesso lasso di tempo (ovvero, rileggendo qualche passo, resto in sospeso tra due o più possibili interpretazioni entrambe a loro modo convincenti).

Non me ne importa un granché. Per capire quel che voglio dire devo tornare a qualcosa che ho già scritto in un momento precedente di questo dialogo. Il cristianesimo non è l’interpretazione di un libro. Non è un codice morale dedotto da un testo. Non è la declinazione di indicazioni di comportamento prescritte da Dio all’uomo. E’ altro. E’, come già scrivevo, il racconto di una serie di eventi legati all’idea che gli uomini possano essere salvati da tutto ciò che, nelle loro vite, è miseria e dolore, in particolare dalla sofferenza, dalla loro irriducibile tendenza a combinare guai (ciò che noi chiamiamo “peccato”, con termine forse desueto) e dalla morte.

Magari sarà pure – come sospetti - una colossale illusione e un terribile inganno, ma l’illusione e l’inganno si collocano, semmai, dentro il racconto e la continuazione di quella storia e non nella supposta incoerenza o indeducibilità di un codice di comportamento ricavato da un libro.

P.S. Al prete col machete, potendo, avrei sparato. Probabilmente pentendomene poi (non credo sia bello sparare a qualcuno, a prescindere). Ma non pentendomi tanto tanto. Solo un po’. Se proprio avessi la possibilità di parlargli constatando di averlo in qualche modo messo nell’impossibilità di nuocere al prossimo, proverei a spiegargli la ragionevolezza della mia posizione. Oltre a tutte le possibili considerazioni “umane” gli citerei Cristo che perdona e ridefinisce la legge di Mosè  proprio sul punto del fatto che i peccatori meritino la morte. Gli spiegherei che la croce significa proprio questo: Dio non chiede che l’uomo muoia, ma che viva (“La gloria di Dio è l’uomo vivente”, credo si tratti di sant’Ireneo). Al punto da essere disposto a morire lui (lui Dio). Hai presente, credo, l’episodio dell’adultera (Gv, 8, 3-11). Ah, e sappi un’altra cosa: io alla Bibbia darei fuoco anche per accendere il camino di casa mia, se non avessi sotto mano altra carta, se quell’edizione non fosse troppo preziosa e se proprio facesse tanto freddo da non poter aspettare l’indomani e andare a procurarsi altra carta (che so, un giornale). Da dove ti viene l’idea che noi cattolici siamo adoratori di un libro? Semmai, quel problema potrei averlo con un’ostia consacrata (parliamone).


25 maggio 2009, da Giovanni Fontana a Marco Beccaria

Caro Marco accidenti,

se nella email precedente ti sentivo in difetto di una risposta, stavolta ti percepisco addirittura in eccedenza. Hai detto tutto tu: ci hai messo dentro anche la mia risposta, cos'altro aggiungere?

Mi sembrano addirittura più corrosivi, per la tua fede, i tuoi argomenti che i miei. Proverò, dunque, a fare abbondante uso delle tue parole: le utilizzo perché so che sono parole ben misurate, e che confidi ch'io non decontestualizzi niente al punto da modificarne il senso. Nella sfortunata eventualità che dovesse essere, correggimi.

A mia domanda su come sapessi quale fosse il giusto Cristianesimo hai risposto:

lo so perché possiedo i neuroni specchio e mi identifico nella possibile vittima dell’aggressione malvagia; lo so perché il sentimento morale di umana simpatia mi fa immaginare l’orrenda serie di sensazioni che una vittima di quelle violenze deve aver provato.

Mi sembra che tu venga a bagnare i miei fiori. Quello che dici è esattamente il fondamento di una morale laica, o - tu dirai - orfana di Dio. È il paradigma della non necessità. Addirittura i neuroni specchio, che avevo paura a tirare in ballo per mia limitata competenza. È il riconoscimento, anche scientifico, che l'Uomo senza sovrastrutture è intimamente buono: che senza delle costruzioni -come la nazionalità, la religione, il colore della pelle, la squadra di calcio - che limitino l'insieme di invidui a cui si riconosce empatia, disumanizzandone il gruppo d'appartenenza e così la "necessità empatica", quell'enormità di devastazioni causate, nel tempo, dall'uomo all'uomo, quasi si annullerebbero*.

(1)Dovremmo poi parlare dell'egoismo e di come l'offesa debba essere nell'occhio di chi guarda, ma allargheremmo troppo il campo. Confido che tu accetti tale approssimazione, almeno per ora.
 

Dunque quando dici

Quindi l’unica interpretazione del Cristianesimo (e di qualsiasi altra cosa) che mi possa interessare fare mia è un’interpretazione che corrisponda a questa serie di intuizioni/sentimenti/ragionamenti.

E di qualsiasi altra cosa.

Marco, tu non mi stai più rispondendo a cosa ritieni il Giusto Cristianesimo, ma a cosa ritieni il Giusto. E te ne sono grato.

Capisci che, adottando questo principio, si potrebbe difendere tutto, anche il Maoismo, in un'interpretazione che corrisponda a quella serie di intuizioni che elencavi più sopra, e che sono tue: intangibilità della persona, parità di diritti, eccetera. Insomma, il sistema che garantisca la maggiore felicità al maggior numero di persone: ma si dà il caso che non sia quello il Maoismo. So che questo non l'accetterai, però riconosci almeno una cosa: nel tuo impianto filosofico la tua fede cristiana o (quella nel Milan, domenica 2-0 e a casa) è soggetta all'adesione a questi principî insindacabili che vengono quindi prima.

Sembra quasi un'etichetta, se è questa che chiedi, te la concedo, ma so che non lo è.

Ti interessa che io riconosca almeno un fatto:

la mia interpretazione della Bibbia è possibile ed è tutto sommato legittima. Sono io il primo a dirti che è limitata e fallibile.

Prima di darti il dispiacere di dirti che, no, non te lo posso concedere, ti rassicuro su di una cosa, visto che siamo in tema e me lo domandavi nel post scriptum: so che tu non sei un feticista del Libro, per quanto tanti altri cristiani lo siano, ti facevo l'esempio del bruciare la Bibbia perché - come le altre due fattispecie - avevo letto di preti che in Rwanda l'avevano fatto per salvare la vita alla propria gente.

Accusavi "banale" la mia lettura del testo, in un certo senso lo è: prof, me lo insegni tu il Rasoio di Occam! Il modo in cui tu leggi i testi, decidendo di prendere alla lettera alcune cose (ama il tuo prossimo), e di ignorarne completamente altre (se tuo figlio ti disobbedisce, uccidilo)* è - diresti tu - ideologico. Perché hai deciso cosa pensare, e soltanto dopo averlo deciso tenti di piegare i testi a tale tesi.

La trovo legittima come trovo legittima l'ipotesi che non esista la forza di gravità e sia invece Allah che fa cadere ogni oggetto lasciato sospeso dagli esseri umani: assumendo alcuni concetti, e ignorandone altri, è pienamente legittimo pensarlo. Però penso, anche, che la teoria di Allah movente gli oggetti è antieconomica, è un po' arzigogolata. Ce n'è una più semplice. Sire, je n'ai pas eu besoin de cette hypothèse.

Prendiamo una cosa semplicissima, detta da Cristo: [mio omonimo 14,6] "Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me". Ecco, non si può leggere in modo diverso, questa frase: un individuo di una tribù del Sud America che si comporti in modo impeccabile non potrà avere accesso al Paradiso. C'è altro modo di leggere questa frase? No, a meno che non se ne voglia forzare il senso. Qualunque altro argomento che contempli che uno che non ha la più pallida idea di chi sia Cristo, possa andare a Dio, è abusivo. Io, ad esempio, andrò all'inferno.

Ah, inciso inutile ma necessario: ovviamente sono felicissimo della tua incoerenza, del tuo ignorare le parti che - entrambi - riteniamo abominevoli. Non sto lamentando la tua beata incoerenza, cosiccome amo quella del mio amico Amin che beve l'Alchool perché Allah sarà felice se lui è felice, lamento semmai l'inutilità di questa tua adesione.

(1) Fra l'altro è Cristo stesso a richiedere una lettura letterale: non è venuto per abolire la legge, ma anzi ogni singolo minimo precetto  - quindi anche quello di uccidere gli omossessuali - deve essere rispettato letteralmente. Anzi, chi non osserverà la legge in maniera letterale (come i farisei) andrà all'Inferno  [Mt 5, 17-20]

Al prete col machete, potendo, avrei sparato. Probabilmente pentendomene poi (non credo sia bello sparare a qualcuno, a prescindere). Ma non pentendomi tanto tanto. Solo un po’.

Lo sai, sull'immoralità del pacifismo la pensiamo allo stesso modo. È quello che avrei fatto, o avrei voluto fare io. Ne riparleremo, forse, trattando della pretesa (da me) ottusità di tutti e dieci i comandamenti.

Finisco con altre tue parole che mi scrivesti, e so di non farti torto perché me le confermasti davanti a un'acqua tonica, le riscrivo qua: mi colpirono molto perché erano un modo più incisivo di dire quello che dicevi nella prima tornata di questo scambio:

Sono sostanzialmente d’accordo con te: ogni “credenza senza dati” induce al male.

Ti contestai che non ci fosse nessun fatto o accadimento che potesse farti cambiare idea sulla tua fede, che ti facesse smettere di credere in Dio:

Certo che c'è: altrimenti, scusa, che cosa  sarebbe mai la fede? un irrigidimento spastico della volontà? una  schizofrenia nel senso clinico di vedere e sentire irresistibilmente quel  che non c'è? ha senso cianciare di fides et ratio se poi non si ammette che  sì, potrebbe accadere qualcosa che mi faccia smettere di credere in Dio?

Come t'ho detto, mi colpì molto. Per questo la ricordo. E mi sembrò un argomento-terremoto, perché faceva piazza pulita del 90% delle ragioni che avevo ascoltato, negli anni, per la fede di ciascuno. Dicevi, insomma, che "sentire" una fede non basta, anzi: sarebbe una schizofrenia clinica. Del resto milardi di persone, al mondo, "sentono" la presenza di dèi diversi, e vicendevolmente escludentesi. Non è sufficiente credere in Dio perché lo senti. Il sentire è fallace, ne abbiamo esempî a profusione come la paura: quante volte abbiamo paura per delle cose che poi si rivelano infondate? O le illusioni ottiche: sebbene percepiamo il quadrato A come più scuro del quadrato B, sono dello stesso identico colore.

Chissà quante ne potremmo aggiungere, inclusa quella dei Greci che sentivano la presenza di Zeus, e dei Vichinghi che sentivano quella di Thor, o dei Mormoni che sentono quella di Joseph Smith. D'altronde, come faceva notare un mio lettore, ci sono evidenze scientifiche che il nostro cervello possa creare un dispositivo illusorio che ci auto-inganni, pretendendo un fasullo contatto con Dio, contatto che è solamente frutto di autosuggestione.

E dunque, se non è "perché lo senti", ma esigi buoni argomenti per la tua fede, ti faccio ancora una volta quella domanda con cui ti ossessionerò: perché non credi che Maometto, l'Ultimo Profeta, sia risorto e volato in Cielo?

CONTINUA

CAPITANO, MIO CAPITANO

Monday, 25 May 2009 3:54 P GMT+01

 

Paolo Maldini

 

"Orgoglioso di non essere uno di loro."

La miglior frase possibile per concludere una carriera enorme. E grazie di tutto.

LO SRADICATORE SRADICATO

Thursday, 21 May 2009 4:15 P GMT+01

"Il nome Pisacane fu dato a quella scuola dall’elite massonica che governava la città ai tempi della sua istituzione, poco più di cent'anni fa. In spregio ai cattolici, diedero agli istituti di educazione i nomi di coloro che avevano tentato in ogni maniera di espellere il fatto cristiano dall'Italia, compreso quello di un cretino e illuso come Pisacane."

Berlicche dà una lettura decisamente originale dell'affaire Pisacane/Makiguchi.

42

Thursday, 21 May 2009 2:44 P GMT+01
DON'T PANIC.

CAMPIONI D'ITALIA! CAMPIONI D'ITALIA! CAMPIONI D'ITALIA!

Tuesday, 19 May 2009 11:32 A GMT+01

 

Io al fantacalcio. Chi altri?

FORREST GUMP

Tuesday, 12 May 2009 7:15 P GMT+01

 

 

Un genio postmoderno, segnalato da Francesco Costa. Ci sono anche una prima versione ancora allo stato embrionale e le scene tagliate, piuttosto divertenti.

CARPE DIEM

Tuesday, 12 May 2009 6:35 P GMT+01

A Piacenza, dopo la piena del Po e il crollo del ponte stradale, c'è una nuova, pregnante emergenza.

(Il titolo del post s'è fatto da sé).

L'ALLEGRO SAGGIO STORICO REVISIONISTA

Tuesday, 12 May 2009 6:33 P GMT+01
Laddove si scopre che non solo la piccola vedetta lombarda è esistita veramente, ma anche che si chiamava Giovanni Minoli (parente?), che in realtà è sopravvissuta alla palla austriaca e che il fatto è accaduto proprio dietro casa mia (e fa niente se De Amicis ambienta il tutto dalle parti di Solferino, come a dire 300 chilometri buoni più in là).

DI CHE COSA STIAMO PARLANDO?

Monday, 11 May 2009 10:10 P GMT+01

Io, diversamente da molti altri commentatori, trovo molto positivo che il Presidente del Consiglio si sia pronunciato contro il fatto che la società italiana possa diventare multiculturale.

Anzi, avrei rincarato la dose: mi sarei schierato pure contro la precessione degli equinozi e risolutamente a favore della caduta dell'impero romano. Mi sarei inoltre detto possibilista sulla fotosintesi clorofilliana e ostinatamente contrario al funzionamento del motore a scoppio.

Infine, un consiglio: prima di pronunciarsi pro o contro la possibilità di bisecare un angolo con riga e compasso, attenda i risultati delle Europee.

DIALOGO TRA UN CRISTIANO E UN NON SO/1

Sunday, 10 May 2009 7:24 P GMT+01

30 aprile 2009, da Marco Beccaria a Giovanni Fontana

Caro Giovanni,
cominciamo finalmente ‘sta benedetta conversazione a distanza. Forse occorre spiegare brevemente a chi ci leggerà sui rispettivi blog come ne è nata l’idea. Abbiamo trascorso insieme un paio di giornate (ti avevo invitato nel liceo dove insegno a parlare ai ragazzi di Palestina, Israele e tutto il resto) e tra un piatto di stracotto d’asina e diversi caffè uno dei temi di conversazione più accanitamente dibattuti tra me e te è stato quello della religione e del cristianesimo in particolare, del suo statuto, della sua pretesa di verità, di come esso orienti o meno i comportamenti umani, se esso sia stato e sia tuttora un bene o un male per l’umanità. Ovviamente, avevamo e abbiamo idee diverse in merito. Poi tu hai scritto un paio di post sul tuo blog che ruotavano intorno a tematiche analoghe a quelle della nostra conversazione. Hanno avuto una lunghissima coda di commenti.
Ecco allora la mia idea: una conversazione a distanza, via mail, botta e risposta, da pubblicare a puntate sui rispettivi blog. Siccome sei un pazzo scriteriato, hai accettato.
E allora cominciamo.
Voglio partire da un tema facile facile e tutto sommato collaterale, la storia. Tu spesso affermi che al cristianesimo è storicamente ascrivibile un’enorme quantità di male (lascio a te, eventualmente, l’onere dell’esemplificazione, ma giusto per tenerci sulle generalissime: guerre, inquisizioni, oscurantismi) che avrebbe macchiato la storia del mondo. Quanto al bene fatto dai cristiani di tutte le epoche (anche qui, stando sulle generali: cultura, ospedali, scuole, assistenza), sostieni l’ipotesi che essi, i cristiani “buoni”, lo sarebbero in quanto buoni, non in quanto cristiani: il loro essere cristiani si insedierebbe come sovrastruttura del tutto effimera e ininfluente su un “essere buoni” naturale. Essi, tu dici, avrebbero compiuto il bene ugualmente fossero stati pagani, atei o, che ne so, induisti.
Trovo tale ipotesi piuttosto bizzarra per diverse ragioni, nonché facilmente ribaltabile.
Così come tu ascrivi aprioristicamente il male fatto dai cristiani al cristianesimo e il bene fatto dai cristiani al loro essere buoni, io potrei altrettanto aprioristicamente attribuire il male fatto dai cristiani alla malvagità intrinseca della natura umana, e il bene al miracolo di redenzione apportato dall’adesione al cristianesimo. Scannamenti, guerre e torture esistevano già presso i popoli pagani e continuano a essere perpetrate da uomini e regimi che si dicono atei e, talvolta, esplicitamente anticristiani. Tregue di Dio, misericordia per i poveri e università, per dirne tre, sono creazioni incontrovertibilmente attribuibili allo spirito cristiano. Come la mettiamo?
Al di là di questa facile ostensione di indecidibilità, vorrei sottoporti un’ulteriore domanda: limitando la nostra analisi alla storia del mondo occidentale dall’età tardoantica al Settecento (l’ambito in cui, storicamente, il cristianesimo è nato, s’è diffuso e ha retto sostanzialmente incontrastato come religione e visione del mondo), come puoi distinguere ciò che hanno fatto i cristiani da ciò che hanno fatto coloro che cristiani non erano? Semplicemente, in quei secoli erano TUTTI cristiani. Lo era Torquemada e lo era Bach. Lo era Galileo e lo erano i suoi giudici. Lo era Agostino e lo era Giustiniano. Lo era Goffredo di Buglione e lo era Francesco d’Assisi. Lo era Filippo II di Spagna e lo era Cartesio. Lo era Caravaggio e lo era Ignazio di Loyola. L’ateismo nacque come opzione culturale concepibile solo nel ‘600 e cominciò a divenire sociologicamente rilevante nell’800. Fino ad allora, mi verrebbe da dire, qualsiasi differenza venga posta tra ciò che, nel bene e nel male, è ascrivibile ai cristiani e ciò che è ascrivibile ai non cristiani è del tutto inconsistente. Il cristianesimo era, semplicemente, l’unico orizzonte culturale (seppur molto variegato) in cui gli uomini di quel millennio abbondante nacquero, vissero, operarono e morirono.
(Siccome amo il fair play, voglio che tu sappia che in questa mia apertura – come in una partita a scacchi – con l’aria di stare dicendo una cosa che può forse apparire controproducente per le mie tesi in realtà ti sto tendendo una trappola).
(Perché tu immagini già dove voglio andare a parare, vero? No? La trappola è tesa. Paura, eh?).


4 maggio 2009, da Giovanni Fontana a Marco Beccaria

Caro Marco, caro prof,
Sono contento di cominciare questa conversazione, e sono contento di cominciarla con te: so che tu non aggirerai le questioni.
Prima di cominciare mi sembra utile dire velocemente quello che pensa la tua leale opposizione*:
PIÙ  CHE ATEO, SCETTICO; MOLTO SCETTICO
Considero le confessioni religiose una grande branca di un recipiente più grande: quello delle credenze senza dati, delle convinzioni senza prove - in altre e più semplici parole - delle idee ingiustificate. Penso che queste vadano mostrate per tutto il ridicolo che sono. E trovo che, quello religioso, sia l'unico campo in cui le ridicolaggini sono tutelate.
È una posizione molto radicale? Beh, nello stesso senso in cui potrei essere un estremista-non-credente-in-Babbo-Natale o un estremista-non-credente-nell'omeopatia: nessuno si azzarderebbe a definire così un altro individuo - proprio perché non c'è nessuna evidenza che Babbo Natale o l'omeopatia abbiano qualcosa a che vedere con la realtà.
* "Per te sono ateo, ma per Dio sono una leale opposizione" Woody Allen
°°°
UNA CHIESA CATTIVA, MA SOPRATTUTTO MUTEVOLE
E dunque, con tali buoni auspicî, cominciamo! Due cose da chiarire:
Tu spesso affermi che al Cristianesimo è storicamente ascrivibile un’enorme quantità di male
Devo dire che questo non è un argomento che uso con molta passione, e - credo - volessi sottolineare la mirabolante evoluzione della moralità della Chiesa: quattro secoli fa perforare i reni, tritare i genitali, rompere le ossa delle cosce con delle asce, operare un buco nel collo e tirarne via la trachea, forzare sù per l'ano un bastone arroventato, infilare un considerevole numero di schegge di bambù nelle vene fino al dissanguamento - e quante cose possiamo aggiungere? - perché una donna possedeva un gatto, era considerato
perfettamente cristiano.
Ora, per fortuna, nessun cristiano si sognerebbe di fare (o difendere) nulla di simile. Ciò che ti domando sempre è - come fai a sapere che hai ragione tu - cos'è cristiano - e non hanno ragione 1816 anni di torture?
Dopodiché - come sai - vedo le religioni, e quindi il Cristianesimo, come fenomeni storico-naturali, quindi il tanto male che ha fatto la Chiesa non è un mio cavallo di battaglia (anche se, fossi in Dio, mi sceglierei dei rappresentanti in Terra migliori!).
Riconosco il bene che fa la Chiesa in molti luoghi, attualmente - e considero spesso capziose le obiezioni che le vengono rivolte: è vero che fra due villaggi africani, uno cattolico e uno mussulmano, la Chiesa aiuterà più facilmente il primo, ma c'è tanta parte di mondo che non fa neanche quello. Sono contento che, almeno il 19% dell'otto per mille vada in opere di carità e indottrinamento: meglio un uomo vivo e indottrinato, che un uomo morto di fame.
°°°
BUONI NONOSTANTE CRISTO
Riferisci di me:

Sostieni l’ipotesi che (...) essere cristiani si insedierebbe come sovrastruttura (...) su un “essere buoni” naturale. Avrebbero compiuto il bene ugualmente fossero stati pagani, atei o, che ne so, induisti. Trovo tale ipotesi piuttosto bizzarra per diverse ragioni, nonché facilmente ribaltabile.

No, non penso questo. Non sarebbe soltanto una tesi bizzarra, ma sciocca e - ben più grave - falsa. Oltre che facilissimamente confutabile, basterebbe un solo esempio di persona ch'inizi ad agire per il bene dopo una conversione (l'Innominato dei Promessi Sposi, per dire).
Credo che, per larga parte, questo malinteso sia stato colpa mia, per un'espressione troppo approssimativa di due cose e mezzo che penso, provo a chiarirle schematicamente:
1) Penso l'opposto, ovvero che
perché una persona buona compia del male c'è bisogno della religione. Ricalcavo una citazione di Weinberg a me molto cara, ma non penso neanche che sia soltanto la religione a far comportare male i buoni*, ma qualsiasi tipo di pensiero non giustificato da fatti, di "fede", appunto: la fede, senza prove, però è uno dei capisaldi di qualunque religione. Credi che la grande quantità** di mussulmani che sostiene l'opportunità di attentati contro i civili sia tout-court malvagia? Sono sicuro di no, credi che un qualunque eccesso/esagerazione/letteralismo di scandaglio scettico potrebbe portare a qualcosa di simile?
2) Non credo ci sia
bisogno della religione per una morale. Anzi, credo che sia decisamente meno commendevole chi fa il bene perché gliel'ha detto Dio o per paura dell'Inferno***, che chi lo fa per un sincero spirito umanitario, empatico. Ovviamente le due cose non si escludono necessariamente, e confido che molti cattolici - posti, davvero, di fronte al dubbio - non ucciderebbero il proprio figlio per ordine di Dio. Come diceva quel grand'uomo e pretaccio? "L'ubbidienza non è più una virtù"****.
2b) Deriva dal punto due ma la cito perché credo sia questa mia inferenza che ha generare l'equivoco: penso che non sia un processo interno (endemico) al Cristianesimo quello che ha portato a quell'evoluzione, ma siano state le baionette dell'Illuminismo. A un certo punto è stato
troppo ridicolo pensare che il mondo abbia seimila anni come scritto nella Bibbia. Abbiamo vinto noi illuministi, tu compreso.
Insomma, non penso che fosse necessario il Cristianesimo perché la pressione etica media di ciascun individuo migliorasse; sono tuttavia sicuro che ci siano persone -
hic et nunc - che agiscono per il bene in ragione della loro fede. Non solo: ne conosco più d'uno. Cercherò nelle prossime mail di argomentare perché, nonostante questo bene contingente, il bilancio sia notevolmente in perdita e rischi di diventarlo ancora di più.
* Sono certo che ci si intenda su cosa sia a grandi linee un "buono", ma sono altrettanto certo che nel corso della discussione lo andremo a definire meglio.
** Ci sono percentuali disputate su questo, c'è chi parla dell'80%, chi del 40% - in ogni caso un numero enorme di persone accomunate da una sola cosa: la religione in cui credono.
*** So, quest'ultimo non essere il tuo argomento ma è quello dei sostenitori dell'imprescindibillità morale di un Creatore.
**** Discostandosi in questo dall'insegnamento di Cristo, che richiede la messa a morte dei figli disobbedienti come indicato da Mosè [Marco 7, 10], non ti concedo favori così!.

°°°
TUTTI CRISTIANI
Come puoi distinguere ciò che hanno fatto i cristiani da ciò che hanno fatto coloro che cristiani non erano?
Ovviamente io non imputo alle religioni tutto il male che i credenti hanno fatto. È chiaro che tutti gli omicidî erano commessi da cristiani o ebrei. Anche tutti quelli che arrivavano in ritardo agli appuntamenti erano credenti, ma non è che consideri la ritardatarietà un tratto collegato e dovuto al Cristianesimo/Giudaismo (e se anche l'avessi pensato, in Palestina la mia teoria sarebbe crollata!!!).
Io imputo al Cristianesimo, ai cristiani - e più estensivamente alle persone religiose - tutto il male che hanno fatto
per la loro religione.
È un'operazione difficile, certo, ma possibile e doverosa: potremmo appunto discutere se San Bernardo (un santo!), che godeva che i propri calcagni fossero inondati del sangue degli infedeli, avrebbe avuto lo stesso sentimento se fosse stato più scettico rispetto all'esistenza di Dio, io tenderei a dire di sì. Visto che la mia contestazione è alla religione in generale direi di non circoscrivere la questione all'Occidente. Critico tutte le convinzioni senza sufficienti evidenze, e in questo specifico al dogma religioso. Ovviamente non devi essere l'avvocato dell'Islam o del Buddismo, anche perché la pretesa di veridicità di ciascuna fede è autoescludente delle altrui, ma limitarci a una fattispecie è molto castrante per un'analisi scientifica*. Ti faccio quindi un altro esempio: non sarebbe facile dire che se nell'Iraq post-guerra invece di esserci sciiti, sunniti, e curdi ci fossero soltanto sciiti (o nessuna religione), avremmo enormemente meno violenza? Quanto al tranello, no!, non ho capito dove vuoi andare a parare! Ma ora sono proprio curioso di come vorrai infinocchiarmi...

*Uso il termine "scienza" nel senso più ampio del termine, dove includo tutto il sapere argomentato dell'umanità: la storia, la medicina, la linguistica, anche la mia facoltà all'università si chiamava ... Scienze Umanistiche!
°°°
UN VERO BEST-SELLER, (CATEGORIA THRILLER/HORROR)
Permettimi, infine, di porti io una domanda, ed è la più facile. La più naturale per cominciare una discussione di questo genere: «perché credi in Dio?».
Ovviamente devi rispondere qualcosa che un credente in qualunque altra fede non troverebbe utilizzabile nella propria medesima dimostrazione. Altrimenti non è una spiegazione. Per aiutarti a non commettere tare errore logico (sto provocando!), la riformulo: perché credi nel Dio cristiano e non in Allah?
D'altronde tu sei fra coloro che pensano che il Creatore del Mondo abbia scritto (o ispirato) un libro.
Immagino tu creda che Maria fosse vergine e Sant'Anna immacolata, ma che tu non creda che l'Arcangelo Gabriele abbia dettato il Corano a Maometto in una grotta.
E bada: non ti sto chiedendo come fai a dire che è
vero che Maria fosse vergine, ma come fai a dire che non è vero che Dio abbia dettato tutte le Verità del mondo al profeta dei mussulmani in una notte.
Sto chiaramente provando a metterti con le spalle al muro, con un altro concetto tanto ovvio quanto poco comunemente espresso: tu
sei un ateo. Tutti i credenti sono atei. Lo sono rispetto a tutte le altre fedi che l'uomo ha creato.
In tutto ciò che capita a questo mondo non ti affidi a ciò che senti, ma richiedi delle prove: ti curi con il sapere accertato - le medicine, non gli esorcismi; viaggi con il sapere accertato - la macchina, non la scopa; ti copri o decidi di uscire con il sapere accertato - la meteorologia, non la divinazione; giudichi con il sapere accertato - i fatti provati, non le accuse di uno squilibrato; fai l'amore con il sapere accertato - la pillola o il profilattico, non la preghiera; addirittura rifiuti gli altri Dio con il sapere accertato.
Ti affidi al sapere con delle evidenze in tutto, tranne che in una cosa: quello, fra i tanti Dio, a cui è capitato che tu credessi.


8 maggio 2009, da Marco Beccaria a Giovanni Fontana

Mi fa sempre piacere quando la discussione aiuta a chiarire le rispettive posizioni. Indubbiamente, la tua mi si è chiarita parecchio. Dici che le religioni rientrano in un ambito più grande, quello delle “credenze senza dati”. Bene. Ti stupirà, ma sono sostanzialmente d’accordo con te: ogni “credenza senza dati” induce al male. Si tratta un’induzione latente, che fortunatamente non sempre diventa effettiva, ma in sé è male ogni atteggiamento di negazione o travisamento della realtà. Tu parli di “qualsiasi tipo di pensiero non giustificato da fatti”. Io userei una parola che mi sembra perfetta: ideologia.
L’ideologia è il grande male dell’uomo. Hannah Arendt ne ha parlato in un modo che considero esemplare: c’è ideologia laddove un uomo – o una collettività di uomini, che è peggio - parte da un’idea e ne trae conseguenze a priori, prescindendo dalla realtà. Tali conseguenze sono nefaste in sé e spesso causano la violenza: se la realtà non si adatta all’idea, e spesso è così proprio perché l’idea e le sue conseguenze vengono generate per mera deduzione senza alcun appello all’esperienza e al senso comune, ciò che va cambiata – pensano gli ideologi – è la realtà. I lager e l’inquisizione sono dietro l’angolo.
Sono d’accordo pure sul fatto che le religioni e segnatamente il cristianesimo possano degenerare in ideologia. E’ capitato e continuerà a capitare. Laddove l’idea che ci si è fatta di Dio e del mondo (e dei rapporti tra Dio e il mondo) non corrisponde a ciò che l’esperienza ci attesta, si preferisce forzare la realtà a rientrare nell’idea piuttosto che cambiare idea.
Ti dirò di più: la degenerazione in ideologia è il rischio mortale del cristianesimo.
Ciò su cui, ovviamente, non sono d’accordo è che il cristianesimo sia ideologia in essenza.
Qui bisogna aprire un nuovo fronte di discussione. Mi permetterai di farlo anche se non ho ancora risposto all’altra tua provocazione dialettica (quella sul fatto che tutti gli uomini religiosi sono in qualche modo atei). Lo farò, prometto. Ma prima.
Mi pare evidente che tu abbia, della fede cristiana e del testo sacro che la sorregge, un’idea sbagliata. Mi pare che sia così leggendo i tuoi interventi in proposito. Correggimi se sbaglio.
L’idea sbagliata è che il cristianesimo sia sostanzialmente un insieme di precetti e che la Bibbia ne sia il contenitore. Spesso, nei tuoi interventi sul tuo blog, stigmatizzi il fatto che nel tal passo la Bibbia affermi che gli adulteri vadano lapidati o che nel tal altro si dica che il rapporto tra diametro e circonferenza sia 3 invece che Pi Greco. Dopo di che rinfacci ai cristiani di oggi la scarsa coerenza con i dettami del loro testo sacro. Dici che il sistema non si tiene. Contrapponi me a Torquemada e mi chiedi come io faccia a sapere che, circa il fatto che sia norma di buona condotta non infilare pali roventi negli orifizi altrui, la ragione stia dalla mia parte.
Il punto è la natura di quel testo e dell’orientamento esistenziale che ne procede. Per la verità: la fede procede anche da quel testo, non solo. Ma anche su questo, più avanti.
Ora voglio provocare un po’ il filologo che è in te. Sai benissimo che è condizione preliminare e indispensabile, per l’interpretazione di qualsiasi testo, comprenderne il contesto comunicativo. Leggere un romanzo, una lettera privata, un manuale di istruzioni per l’uso di un elettrodomestico e il testo di una canzone (ho messo giù i primi quattro esempi di testo che mi sono venuti in mente) impone atteggiamenti ermeneutici diversi. Bada bene: non è un’opzione. Ho scritto “impone” e, su questo, non credo di poter essere smentito. Se una lettera privata o un manuale di istruzioni di un videoregistratore comparissero all’interno di un romanzo, essi andrebbero letti con un atteggiamento interpretativo del tutto diverso rispetto a quello richiesto da una loro lettura come testi a sé. Il contesto comunicativo (che chiaramente è molto di più della semplice intenzione dell’autore: la storia degli effetti per così dire sociali, pubblici e culturali di un testo ne fa parte integrante, che l’autore l’avesse prevista o meno) è essenziale nell’approccio al testo.
Tu ‘sta cosa non la vuoi capire. Sei in buona compagnia. Per limitarci all’Italia, stai con Odifreddi e la Hack. E sai bene che, venendo tale accomunamento da me, trattasi di sanguinoso insulto.
In sintesi: tu e quegli altri bei tomi leggete banalmente quel testo e ne rinfacciate la banalità (che è nella vostra interpretazione) a chi lo interpreta in modo non banale.
Ora, per completare il discorso, dovrei dirti che cos’è la Bibbia, se non quello che dici tu. Vado per via icastica (tanto so che su questo torneremo): la Bibbia è il racconto di come un popolo, una comunità di uomini, ha compreso, nel suo divenire storico plurimillenario, una serie di eventi nei quali essa ha letto il manifestarsi del divino, cioè del senso della realtà.
Chiaramente, in un testo del genere ciò che è stato scritto all’origine del percorso può apparire ingenuo, imperfetto, addirittura errato e non più condivisibile a chi si trova molto più avanti, esattamente come in qualsiasi esperienza di viaggio le aspettative, le idee e i progetti e che ci si fa alla partenza possono essere smentiti, riformulati, addirittura cambiati di sana pianta. Ciò non toglie che quelle idee e quei progetti siano in qualche modo l’origine stessa del nostro esserci messi in viaggio e che quindi li si possa ricordare con una qual certa venerazione. Però la loro interpretazione complessiva viene svolta alla luce del luogo, delle circostanze e della situazione dove ci si trova.
Per buttare là un’altra metafora: è come nei rapporti interpersonali. Io ricordo i miei primi impacciati passi nella storia d’amore con la ragazza che sarebbe diventata mia moglie. Ricordo le mie e le sue goffaggini, le idee che avevamo dell’amore e della vita insieme, ciò che ci aspettavamo. Qualcosa è poi effettivamente andata come credevamo sarebbe andata, molte altre cose no, altre ancora erano sesquipedali ingenuità, idee addirittura pericolose che poi la vita e l’esperienza hanno provveduto a raddrizzare. Ciò non toglie che quella sia la nostra storia e che se siamo qui, ancora sposati dopo quindici anni, è anche in seguito a quelle assurdità.

CONTINUA

DO THEY KNOW IT'S ABRUZZO/2/FATE COME ME

Saturday, 9 May 2009 5:07 P GMT+01

Mi sento un po' colpevole anch'io: sono stato tra i primi (battuto, tra i miei amici e conoscenti, solo da EmmeBi) a segnalare sul blog e sul mio profilo di Facebook il video di "Domani 2009 Artisti uniti per l'Abruzzo".

Oggi Caterina Caselli ha dichiarato che la diffusione virale del video e del brano nei circuiti del socialweb sta gravemente compromettendo le vendite del brano, andando a danneggiare il fine benefico.

Allora, lancio un appello di buon senso: fate come me. Ho visto il brano sul profilo Facebook di EmmeBi, l'ho riproposto sul mio, ho postato il video anche qui sul blog e poi sono andato a comprarmi il brano su iTunes. Costa 0,99 €, e se volete anche la versione strumentale (1) e il booklet elettronico sono solo 2,49 €, per una buona causa.

E sappiate che se avete usato il mio profilo di Facebook o questo blog per registrarvi il brano a babbo morto siete un po' pirla. Non tanto, ma un po' sì.

(1) Volete mettere il gusto di infilarsi le cuffie, sparare la versione strumentale a tutto volume e giocare a fare l'artistafamoso (tuttattaccato) che canta a piena voce il karaoke, mimando di tenere in mano il microfono e altra sapiente gestualità poetica, con le finestre aperte e la Val Tidone tutta ad ascoltare? (Come tonalità, mi viene particolarmente bene la parte di Renga, del resto noi tenori dall'ugola potente ci ritroviamo a pelle).

GIRO D'ITALIA 2009/1/UN ALTRO DOPING

Saturday, 9 May 2009 4:48 P GMT+01

Parte oggi il Giro d'Italia e qui ci dovrebbero essere tutte le ragioni per essere contenti. Innanzitutto è il Giro d'Italia e potrebbe bastare. Poi c'è il grande ritorno di Ivan Basso alla corsa rosa. Ancora, c'è l'emozione del centenario, con un'edizione speciale dal percorso profondamente rinnovato: Alpi nella prima settimana, Appennini nell'ultima, arrivo a Roma. Sulla carta, niente a che vedere con la noia mortale del Tour, bensì una corsa che dal primo all'ultimo giorno promette grande spettacolo. Infine, la lista dei partenti è di grande qualità e comprende tutti i corridori che negli ultimi anni hanno vinto o fatto qualcosa di buono in un grande giro. In particolare sono al via i vincitori di 9 degli ultimi 10 Tour de France, di 7 degli ultimi 10 Giri d'Italia, di 3 delle ultime 4 Vuelta España e tutti i "campioni in carica" delle tre grandi corse. Ciò è tanto più significativo in un'epoca di ciclismo iperspecializzato, in cui i grandi corridori centellinano le loro corse e puntano su pochissimi obiettivi stagionali (a volte su uno solo). Qualcuno ha detto, a ragione, che questo Giro è "il campionato del mondo delle corse a tappe".

Poi, però, c'è Armstrong e la cosa mi suscita qualche preoccupazione. Al di là della mia antipatia per il personaggio e per la sconclusionatezza delle sue decisioni di rientro dopo 3 anni di inattività, ciò che proprio non mi piace è il clima che si respira attorno all'evento in sé della sua partecipazione al Giro.

Ieri sera, tornando a casa in auto dal lavoro, sentivo sul Gr di Radio2 un'intervista ad Angelo Zomegnan, organizzatore capo della corsa per conto della "Gazzetta dello Sport". Alla domanda a proposito di chi si auguri come vincitore, Zomegnan ha risposto in un modo che mi ha fatto letteralmente saltare sul sedile: "Ho un sogno a stelle e strisce".

Ora, capisco che la cosa in sé ci possa stare (fare il tifo per Armstrong, intendo) e che una dichiarazione più patriottica (sono almeno 5 o 6 gli italiani che possono aspirare con buone ragioni alla maglia rosa finale) sarebbe inevitabilmente suonata retorica e banale, ma - vivaddìo - l'intervistato non era un tifoso qualsiasi o un addetto ai lavori tra i tanti, libero di esprimere le proprie opinioni. Si sta parlando del Direttore della corsa. E va bene che viviamo in un Paese in cui l'aplomb istituzionale pare essere merce rara anche per ruoli ben più fondamentali dell'organizzazione di una corsa ciclistica a tappe, però la cosa m'è parsa ugualmente stonata. Molto.

Ho poi letto oggi Cristiano Gatti su "Il Giornale":

"Organizzatori e papaveri Rai si sono precipitati in Laguna per raccontare quant'è piaciuta sul pianeta l'idea di portare Armstrong al Centenario. C'è una pioggia di numeri effettivamente inauditi: 1104 giornalisti accreditati, audience potenziale 300 milioni di zucche, 150 Paesi coperti nei 5 continenti, 50 reti collegate, 10mila ore di trasmissione. «Ormai siamo lì col Tour», si spingono a dire i dirigenti di Stato. E aggiungono la briscola dell'ultima ora: «In extremis, il canale americano Universal ha firmato un contratto quadriennale per trasmettere il Giro negli States. Possiamo dirlo: sono stati obbligati a firmare per le pressanti richieste del pubblico»."

Se tutto ciò è smosso semplicemente dalla partecipazione di Armstrong alla corsa, è chiaro che una sua eventuale vittoria moltiplicherebbe l'hype sul Giro, facendolo crescere di un ordine di grandezza.

Intendiamoci: non sto insinuando che l'Organizzazione farà di tutto per far vincere Armstrong, ma è chiaro che una dichiarazione di simpatia così sfacciata come quella di Zomegnan non fa partire il baraccone sotto i migliori auspici. Alla fine, credo, contano sostanzialmente le gambe. Però il ciclismo degli ultimi anni ha presentato più e più volte situazioni al limite, in cui i regolamenti sono stati interpretati con una libertà ermeneutica imbarazzante: le organizzazioni delle diverse corse hanno tenuto metri differenti, a volte hanno squalificato o non fatto partire corridori solo sospettati di illeciti (e poi scagionati), mentre altre volte hanno ratificato vittorie di personaggi ben più che sospettabili (e spesso condannati), in un'anarchia giuridica francamente insopportabile e nell'incapacità della Federazione di mettere un po' d'ordine nel marasma.

Insomma, per tre anni mi sono detto che con il rientro in corsa di Basso il ciclismo sarebbe tornato a essere una cosa seria. Non vorrei dover aspettare ancora fino al secondo (e speriamo definitivo) ritiro di Armstrong, magari pure ammantato di rosa.

LOMBROSO, DOPOTUTTO, IN FONDO IN FONDO

Thursday, 7 May 2009 7:00 P GMT+01
Matteo Salvini

GENTILONI

Wednesday, 6 May 2009 1:10 P GMT+01

Sono giorni che non riesco a farmi un'opinione (al di là del cazzeggio) sulla questione Silvio-Veronica. Ci provo, elaboro, ragiono e non concludo. Non riesco a concludere. La vicenda mi sembra grottesca da qualunque parte si cerchi di afferrarla e in qualsiasi modo si cerchi di maneggiarla.

Poi oggi, finalmente, ho intravisto uno spiraglio. Ecco a che cosa potrebbe servire tutta 'sta cagnara: ad andare a vedere (dico "vedere" nel senso del poker) quella che da tempo a me sembra una bufala e cioè la consistenza dell'asse Berlusconi-Vaticano. Forse, le facili chiacchiere a proposito di Sante Alleanze e regimi clericofascisti (donde l'"allarme" di cui oggi parla "Repubblica") andranno un po' riviste se, come credo, alle prossime elezioni Berlusconi farà di nuovo il pieno.

O forse dovremo semplicemente concludere che i pregiudizi son duri a morire.

DO THEY KNOW IT'S ABRUZZO

Wednesday, 6 May 2009 1:04 P GMT+01

L'operazione in sé è meritoria e tanto basterebbe. Poi c'è quell'estetica complessiva da "Do They Know It's Christmas" che fa tanto Bildungsroman ed effetto nostalgia per noi adolescenti degli anni '80. Il pezzo, nel suo genere, non è malaccio (l'ha scritto Mauro Pagani, che pirla non è). Ma soprattutto c'è il giochino del riconoscerli tutti. Qui ci sono le soluzioni (grazie a Lester).

EPICA

Friday, 1 May 2009 10:10 P GMT+01
Mentre noi stiamo qui a cazzeggiare e a vedere crollare ponti con i nostri occhi (cinque minuti dopo ero lì, appena uscito dal mio liceo, che dista 200 metri dal punto del disastro), dall'altra parte dell'oceano Atlantico stanno mettendo insieme una cosa che è Italia-Germania del '70, ma moltiplicata per sette.

OBSOLETO

Tuesday, 28 April 2009 9:14 P GMT+01
Questo post è stato scritto, come al solito, col caro, fedele, vecchio Palantir. Mi sembrava ieri, fino a oggi.