Le cose andrebbero raccontate e spiegate con un po' di chiarezza, santoddìo.
Riccardo Riccò è risultato positivo all'antidoping. L'organizzazione del Tour de France mette in atto controlli più meticolosi di quelli adottati dall'Unione Ciclistica Internazionale e da altre organizzazioni (quella del Giro, ad esempio) incrociando una serie di parametri (esame del capello, emoglobina ed ematocrito, urine) che possono permettere di scoprire l'uso truffaldino di prodotti quali il CERA, ovvero l'Eritropioetina - si dice - "di terza generazione". Riccò è stato beccato con le mani nel vasetto di marmellata. Al netto di tutte le dovute e doverose garanzie giuridiche, Riccò la pagherà cara (anzi, sta già pagando: da due giorni è in galera): rischia addirittura un processo penale sotto la giurisdizione francese per traffico di sostanze dopanti e, naturalmente, una squalifica sportiva di due anni. Giusto che sia così.
Il paragone con Pantani è insensato. Pantani non risultò mai positivo all'antidoping. Sorprende e un po' indigna che diversi giornalisti sportivi (il compilatore dell'articolo uscito ieri su 24ore, ad esempio, o il giornalista Mediaset che ho sentito pontificare stamattina in televisione) sembrino esserselo dimenticato. Pantani fu fermato "a tutela della sua salute" perché gli venne riscontrato un ematocrito troppo alto, oltre la soglia ammessa corrispondente al valore di 50. Naturalmente, l'unico motivo plausibile per il quale Pantani potesse avere, al termine di un Giro d'Italia, un ematocrito superiore a 50 è che quell'ematocrito fosse in qualche modo stato alzato artificialmente, o nel corpo del Pirata o nelle provette che ne contenevano il sangue. Donde le due tesi: dopato benché senza prova diretta o vittima sacrificale. Di certo, tuttavia, Pantani fu vittima non tanto di chissà quale complotto, bensì dell'inettitudine e dell'ipocrisia di un sistema incapace di perseguire efficacemente il doping e ridotto a sparare nel mucchio sperando di colpire qualcosa a caso. In una situazione di effettiva legittimazione del doping, Pantani fu tartufescamente tolto di mezzo per 15 giorni senza imputazioni né squalifiche, facendogli in tal modo perdere un Giro già vinto a vantaggio dei suoi avversari che, magari per una pisciata in meno o per una bevuta in più, avevano valori di ematocrito inferiori di mezzo punto rispetto a quello del Pirata. Pantani percepì come un'ingiustizia tutto ciò, si sentì capro espiatorio dell'incapacità altrui e ne morì. La differenza con il caso di Riccò mi pare lampante, a patto che si conservi un minimo senso critico e un po' di intelligenza giuridica e sportiva: una giustizia sportiva che non riesca a prevenire o a perseguire un fenomeno, ma si limiti a devastare in quel modo e con quelle tempistiche un patrimonio sportivo come Pantani è qualcosa che si ribalta nel proprio opposto.
Anche il paragone tra Riccò e Basso non sta in piedi. Basso, come Pantani, non è mai incappato in una positività all'antidoping. Ciò di cui Basso venne accusato e che lui stesso ha confessato è di avere predisposto, con la complicità del famigerato dottor Fuentes, ciò che sarebbe servito per la pratica della autoemotrasfuzione. Si tratta di un'operazione considerata per anni borderline e poi rubricata come doping anche se con il doping "tradizionale" (ovvero inteso come assunzione di sostanze esogene per migliorare le prestazioni atletiche) ha poco a che fare. In sintesi, l'atleta si sottopone ad allenamenti che aumentino la ricchezza di ossigeno presente nel sangue, ad esempio con stages in altura. Dopo di che, si fa prelevare quantità ingenti di sangue, che viene congelato e conservato. Dopo mesi, quando i vantaggi "naturali" dell'allenamento sono ormai scomparsi, il campione di sangue viene scongelato e trasfuso all'atleta, che torna a godere dei benefici della maggiore ossigenazione. Si tratta di un metodo "pulito", che non lascia alcuna traccia di tipo fisiologico: nelle vene dell'atleta non c'è altro che il suo stesso sangue, col suo Dna, con molecole di ossigeno fissate e metabolizzate dal corpo dello stesso atleta. Nessun controllo riscontrerebbe alcunchè di anomalo. E infatti Basso è stato incastrato non da un controllo antidoping, bensì dalla scoperta, in seguito a un'investigazione della Polizia spagnola (la cosiddetta Operación Puerto), dell'organizzazione del dottor Fuentes e, messo alle strette dalla Procura antidoping del CONI, ha confessato. Si badi bene: Basso non ha mai ammesso né è stato accusato di essersi effettivamente sottoposto alla pratica dell'autoemotrasfusione o ad altre pratiche dopanti. Si può credere o meno alla sua onestà, ovviamente. In termini di giustizia sportiva la cosa non ha comportato alcuna differenza: per le leggi sportive il tentativo di doping equivale alla positività, e infatti Basso è stato squalificato per due anni (e, di fatto, ha perso tre Tour). Anche nel caso di Basso, tuttavia, pare esserci almeno una palese sperequazione: oltre alle sacche contenenti il suo sangue presso lo studio di Fuentes sono state individuate, con identico se non superiore grado di certezza, sacche contenenti il sangue di altri ciclisti, in particolare spagnoli, i quali hanno continuato a correre e a vincere per il solo motivo che gli organismi spagnoli hanno deciso sostanzialmente di insabbiare tutto quanto dal punto di vista sportivo. Basso ha, finora, mostrato di avere ben altra tempra psicologica rispetto al povero Pantani, ma avrebbe analoghe ragioni per essere turbato.
Sono d'accordo su tutto. Aggiungerei due osservazioni: la prima è che è
stato lo stesso Riccò a cercare in tutti i modi un'identificazione con il
povero Pantani. La seconda è che il Cobra ha ereditato il massaggiatore del
Pirata, e questo mi sembra possa aprire un interessante fronte di indagini.
Riguardo a Basso, tengo sempre d'occhio il tuo contatore!
cioè: per fortuna che Pantani e Basso hanno subito questa persecuzione
giuridica prima di essere beccati in Francia?
Bah , le prove non le ho , ma insomma credo che ai più rimanga l'
impressione che la differenza sia solo di forma . Alla fine, in soldoni,
son 3 che intraprendevano pratiche non consentite per andare come delle
moto in gara , poi la si può girare come la si vuole.
@ Kerub: per loro sì, almeno si sono risparmiati la galera (e però Pantani
è morto).
mah. se vincerà uno in odore di doping (ma mai beccato ufficialmente, come
Pantani o Basso), anche Riccò potra avanzare le stesse tue obiezioni.
che poi, secondo te, chi non si dopa, a quei livelli?
Lo so che in teoria non sarebbe un post di tal genere , ma a leggerlo ,
specie la seconda parte , il dubbio sull' intento , viene .
Poi che dato l' andazzo generale , e come l' hanno passata liscia moltii
altri (es. qualche spagnolo) , che i 2 anni di Basso sian stati ,
paradossalmente, troppi , mi pare una dichiarazione abbastanza
condivisibile .
Il fatto è però che mentre nel post si enuncia più volte che "il paragone
non sta in piedi" , io ritengo che non ci siano tutte queste differenze nei
tre casi , se non di tipo burocratico/formale.
Si Kerub , anche secondo me ,a quei livelli , di "un minimo standard" , si
dopavano tutti .
Ogni tanto beccavano uno che "voleva di più" o era un po' poco avveduto .
Però negli ultimi anni , penso sia un po' cambiate , se non solo a pane e
salame, quello standard secondo me si è molto ridotto , e ne beccano molti
per abusi non così macroscopici rispetto al passato (altro che mr. 65% ).
Onestamente , poi alcuni riusciranno anche a farla franca, ma bisogna
ammettere che l' antidoping nel ciclismo è fatto con i controcazzi ,
rispetto alle altre discipline. Al tour in primis , ma anche durante l'
anno rispetto ad altri sport è sempre molto più severo.
Continuiamo a non capirci. Le differenze ci sono eccome, non tra un
corridore e l'altro, ma tra un sistema e l'altro di lotta al doping. Il
primo sistema (quello che ha fatto fuori Pantani) e il secondo (quello che
ha fatto fuori Basso) colpivano a casaccio e senza criterio, lasciando in
gara e molto spesso vittoriosi ciclisti non meno sporchi di quelli
squalificati. Stavolta le cose sembrano parecchio diverse. Se permettete,
per uno che come me ama il ciclismo e che negli ultimi anni se ne era un
po' disamorato proprio perché i risultati sportivi non erano più credibili,
fa tutta la differenza del mondo.
Come dice, tra l'altro, anche Gianni Mura su "La
Repubblica" di oggi.
Lo so che continuamo a non capirci , probabilmente sono io a questo punto
che non colgo qualcosa.
E' che sta storia del "a casaccio e senza criterio" , a me proprio non
quadra .
Anzi ,mi pare ingiusto nei confronti di chi operava per l' antidoping .
Il sistema era meno evoluto e affinato, ok , ma alla fine ha fermato due
rei .
Sacche del tuo sangue da fuentes o controllo antidoping per me fa lo
stesso.
Che all' antidoping ( in alcuni sport fatto col sorteggio) non
becchino tutti è nell ordine delle cose (magari in un futureo roseo non ci
sarà modo di riuscire a farla franca).
Secondo me anche oggi, anche poco probabile, escludere con certezza ,
chessò , che Evans sia meno dopato di Ricco, non è possibile .
Certo la strada è quella buona perchè gli scenari del passato non accadano
più.
Capisco e ammiro (lo dico seriamente) la capacita' di Farfi di non
abbandonare la passione per il ciclismo seguendo i segnali di vita e
miglioramento di uno sport messo parecchio male.
Per me che seguivo il ciclismo con interesse ma senza vera passione, rimane
l'intenzione di non spenderci troppe energie fino al giorno in cui si
potra' di nuovo vedere una gara e ammirare chi l'ha vinta senza dover
aspettare l'antidoping.
Si , son d' accordo con Marco , personalmente oramai da qualche anno , se
mi capita di guardarlo lo faccio un po' con quello spirito con si potrebbe
guardare il wrestling.