"[...] Stiamo vivendo in un momento di rapida transizione da una democrazia scricchiolante a un regime autoritario a tutti gli effetti. [...] Inequivocabilmente [...] sarà una escalation violenta e senza vergogna. Come si difende la libertà? Cosa possiamo fare per non essere complici di un percorso storico che condannerà all'infelicità e alla disperazione la nostra e le prossime 4 generazioni? C'è un solo modo: la libertà si difende prendendosela. Non facendosi spaventare, non autocensurandosi."
Chi ha scritto quanto sopra?
a. Sophie Scholl, Monaco di Baviera 1937
b. Aleksandr Fëdorovič Kerenskij, Pietrogrado 1917
c. Giacomo Matteotti, Roma 1924
d. Jan Palach, Praga 1968
e. Sabina Guzzanti, Internet 2008
Emerita scema,perchè non se ne va a difendere la libertà in Cina o nel
Vietnam del Nord ?
era facilissimo, dai (Matteotti, figurati!)
E' vero, può parlare perche siamo in una democrazia. Ma ho visto negli anni
dal 68 in avanti cosa succede quando si raccontano balle supreme e si
semina odio. E la cosa che più mi disturba che questi sputano nel piatto
dove mangiano lautamente.
citi Jan palach.
In questi giorni, alle notizie "in diretta" dal Caucaso, si sommano i
ricordi del quarantesimo aniversario dell'invasione di praga e dalla "morte
della primavera".
Avevo 16 anni, e ricordo i giorni di quell'estate come fossero ieri.
La guerra fredda; la corsa allo spazio e alla conquista della Luna; le
cose, anche se grandi, sembravano tutto sommato lontane; l'ideologia
rendeva tutto indistinto.
Ma vedere i carri armati e la eroica inutile resistenza di pochi coraggiosi
8anzi di molti!), l'audacia di Dubceck erano cose molte vive, molto vere. E
molto vicine. Praga è a tre-quattro ore dal Brennero.
In quei giorni la possibilità che entro pochi giorni potesse scoppiare un
vero conflitto mondiale, con il rischio di essere coinvolto in prima
persona, non era affatto irrealistico. del resto mio nonno aveva combattuto
nella prima guerra mondiale; mio padre nella seconda 8con 5 ani di
prigionia); non era poi così stranompensatre che anche la mia generazione
dovesse dare il suo contributo.
Il martirio del giovane Palach, a gennaio 69 fu per me e i miei amici una
sferzata, un vero schiaffo. Che cosaa facevamo noi, belli comodi a Bologna
per evitare quello che accadeva?
Non ero allora (e non lo sono stato dopo) impegnato nei vari gruppi
politicizzati. A bologna c'era ben poco da scegliere....
Ma con alcuni amici, decidemmo di dover fare qualcosa. Un piccolo sciopero
della fame sui gradini del sagrato di San Petronio in piazza maggiore. la
cosa ebbe, purtroppo, poca visibilktà; forse non eravamo bravi a scrivere i
manifesti e gli striscioni.
Ma quando, negli anni '80 Dubcek venne a Bologna a ricevere non ricordo
quale onorificienza, fui davvero contento di poterlo incontrare per un
breve saluto. Breve, al punto che non potei raccontargli delle mie gesta
giovanili. Ma fui per un momento fiero e orgoglioso di aver fatto quello
che avevo fatto.
(detto per inciso: al terzo giorno, la fame è dura davvero...)
No vabbè dài, starà parlando dell'Iran, no?
Farfi, e questa sarebbe quella che ti fa sangue?
Ma giusto con un sacchetto in testa: cosi' non ti tocca ne' sentire le
puttanate che dice, ne' guardare quelle guanciotte da bulldog.