Time Left
Yeeeeeearggggggggggggghhhhhhhhhhhh..............
P.S.: Flusso su Milan BlogClub: "Quale appunto muovere alla squadra oggi? Non avere sbloccato prima il risultato. Ma si sa: contro le provinciali che vengono a San Siro a chiudersi facciamo fatica."
Sarà che dopo un'ora e mezza che uno taglia l'erba col decespugliatore la coscienza raggiunge stati allucinati, ma oggi finalmente mi si è liberata nel cervello, con la dirompenza di un'atomica, la questione fondamentale. Sono, in realtà, quasi quarant'anni che me la pongo tra me e me, con regolarità, ma mi sono accorto che non ne ho mai parlato con chicchessìa, finora.
E sarebbe: la prima strofa fila via liscia e ingenua, piccolo capolavoro di poesia in musica. Ma nella seconda strofa, che cacchio vuol dire che "Per far la terra ci vuole un fiore"?
"Quando, piuttosto che riconoscere che le cose che il direttore del Foglio diceva, e per come le diceva, ponevano alla politica questioni tremendamente, forse insopportabilmente, serie, si è preferito invece consegnarlo in pasto alla demonizzazione estremistico- femminista nascondendosi dietro la solfa fintamente virtuosa del «ma nessuno è favorevole all’aborto in quanto tale»; lasciando quindi che lo si considerasse come un subdolo mistificatore o, nel caso migliore, uno squilibrato. Si è preferito cioè, seguire il copione abituale che in Italia caratterizza la discussione pubblica — si parli di aborto o della Costituzione, di immigrazione o di storia del fascismo —: cambiare le carte in tavola, fingere di non capire, far dire all’altro ciò che quello non ha mai detto ma che secondo noi voleva dire."
Galli Della Loggia sul "Corriere" di oggi, interviene a proposito delle violente contestazioni contro Ferrara a Bologna. Solo su una cosa ho qualche dubbio che abbia ragione: alle volte non è che chi si comporta male finge di non capire. Alle volte è solo e semplicemente che non capisce.
Facciamo così: io mi unisco al coretto degli evviva evviva.
Però stavolta, vi prego, non vorrei rimanere deluso. Quattro miliardi di euro e sette anni sono un'enormità. C'è anche, va detto, un'enorme quantità di cose da fare. Milano, come provavo a spiegare altrove qualche tempo fa, è rimasta sepolta in tutti i sensi sotto le macerie degli anni '80: le macerie della tempesta che li chiuse e le macerie di una comprensione di sé fallimentare (ad alcuni occhi, tra i quali i miei, apparve fallimentare già in corso d'opera, mentre ai più sembrava vincente, "ganza", "da bere": avevamo ragione noi, per fortuna e purtroppo).
Servono metropolitane e bretelle autostradali. Servono una rivoluzione della viabilità interna alla cerchia delle tangenziali e molti parcheggi sotterranei. Serve un make up strategico di alcune zone che a tutt'oggi sembrano più Beirut che Lombardia (nella zona di Gioia, ad esempio, hanno già iniziato, alla faccia di Elio e le Storie Tese, che voglio loro un bene dell'anima, ma su 'sta cosa hanno torto marcio e punto). Serve portare qui tutto quello che c'è di bello e di utile nel resto del mondo e farcelo rimanere. Serve che nasca di nuovo qualcosa come il Piccolo Teatro senza passare per la voragine più che decennale del Nuovo Piccolo Teatro. Serve che il Milan vada in Champions League e che, prima o poi, l'Inter ne vinca una (e badate bene a che cos'ho detto, a testimonianza della sincerità delle mie intenzioni). Serve, soprattutto, un'idea nuova, ed è la cosa più difficile da trovare: peggio del non fare nulla c'è solo che a qualcuno venga in mente di rifare quel che è stato fatto negli anni '80 (la capitale della moda, il glamour, quelle cose là che non saranno mai morte e sepolte abbastanza).
Io dico che lo capiremo in breve se le cose hanno preso la direzione giusta. Dipenderà dal logo. E cioè: proporzionalità inversa tra bontà dell'intrapresa ed energie profuse a discettare del logo. Vedi Italia '90.
Non dico che voglio Londra, Berlino, Parigi. Vorrei, almeno, Siviglia. Fissiamolo lì, l'obiettivo: Siviglia. Ecco, sarei contento.
Io tra sette anni avrò 48 anni: quell'età in cui cominciano i problemi alla prostata e al sistema cardiovascolare e magari ti finisce la fase bucolica e cominci a sentire l'esigenza, per dormire bene, che ci sia un grande ospedale a cinque minuti di automobile. Insomma: io quella partita lì del vivere a Milano non l'ho chiusa del tutto e per sempre. Poi magari non se ne fa nulla, ma datemi una possibilità. Datela a Milano.
Ma nessuno di quelli più bravi di me a fare 'ste cose ha ancora notato che, a proposito delle ultime vicende in Tibet, "Repubblica" ha pubblicato così com'era (senza commenti, prese di distanza, enunciazioni di dubbio, contraddittorio o quel che si vuole) la versione ufficiale fornita dal governo cinese?
È cosa che indigna solo me?

