Il post al contempo più interessante e più insulso sulla vicenda dei bus genovesi che reclamizzano l'ateismo a firma Uaar è quello di Luca Sofri.
Penso che sia interessante perché pone il problema cruciale della questione: il rapporto tra religione e verità. Penso che sia insulso perché, come del resto la pubblicità in questione, dà a quel problema una risposta insulsa.
Sofri critica ciò che in proposito ha scritto Massimo Mantellini, affermando che il suo (suo di Mantellini) ragionamento si svolgerebbe
"di fatto, mettendo sullo stesso piano religioni e ragioni, e creando una bizzarra equivalenza tra chi sostiene che bisogna credere in cose incredibili anche se lo sono, e chi sostiene che sarebbe meglio di no. Una bizzarra equivalenza tra chi propaganda un pensiero dottrinario e chi uno libero."
E poco oltre, prosegue:
"non si può trasformare un diritto - quello di credere in Dio, una libertà tra le molte - in una verità. E non si può trasformare una cultura - quella cristiana, o musulmana, ricche di saggezza come molte - in una verità. La verità è che gli asini non volano, per quanto questa immagine abbia dato alla nostra cultura, alla nostra dialettica e al nostro immaginario. E per quanto ognuno debba essere libero di vederli, se vuole: basta che non pretenda se ne tenga conto nel legiferare."
Infine, se ancora non fosse chiaro:
"non c’è scritto niente nel messaggio genovese che non sia banalmente vero."
Ora, Sofri ha evidentemente e ovviamente tutto il diritto di pensare che la religione (ogni religione) sostenga che "bisogna credere in cose incredibili anche se lo sono" e che l'affermazione "Dio esiste" (o una delle virtualmente infinite proposizioni elaborate in millenni dalle religioni) equivalga, quanto a sensatezza, alla proposizione "gli asini volano". Il punto è che ha evidentemente torto. Perché sia chiaro: ha torto non perché io sostengo che Dio esista, ma perché è evidente che quell'equivalenza non sussiste. Non sussiste in campo teoretico (qui la cosa si farebbe lunga, ma basterebbe conoscere ciò che di Dio, credendoci o meno, hanno detto centinaia di pensatori) e non esiste in campo storico. Parlando del cristianesimo (che è il campo da gioco che conosco meglio) il fatto che l'enunciato "Dio esiste" venga preteso vero è essenziale al cristianesimo stesso. Ciò non dice nulla del valore di verità di quell'enunciato (non a monte di un'argomentazione razionale, almeno), ma dice molto sul valore semantico che a quell'enunciato il cristianesimo conferisce. Liquidare il tutto come una serie di cazzabubbole evidentemente assurde alle quali alcuni buontemponi hanno deciso, chissà perché, di conferire il potere di orientare la propria vita è un atto di sciatteria intellettuale che un po' mi sorprende e un po' mi ripugna. Da un mio studente non lo accetterei, per dire, e non in nome della mia fede in Dio (spero, peraltro, che a nessuno venga nemmeno il sospetto), bensì in nome della logica e della razionalità. In nome, se posso permettermi di dirlo, della filosofia.
Insomma: nella questione circa il valore di verità della proposizione "Dio esiste" mi pare che non ci sia proprio nulla che possa dirsi banalmente. Aridatece gli atei seri di una volta.
Per concludere, dimostrando una volta di più di non avere colto il punto che lui stesso pone, dopo avere concesso che esistano "bravissime persone, e anche straordinarie persone, che credono in Dio" Sofri chiede:
"queste persone diverrebbero peggiori se domani scoprissero che Dio non esiste?"
Diventerebbero diverse. Io, almeno, diventerei diverso. Mi pare basti e avanzi a concludere che l'esistenza di Dio ha molto a che fare con un problema di verità.
P.S.: oltretutto Dio, tecnicamente, non "esiste". Almeno non per i cristiani (neo) tomisti come me. Non so se Sofri o gli ateucci dell'Uaar possano arrivare a capire perché. Tutti i miei studenti di quarta che hanno appena studiato Tommaso, loro sì, ne sono sicuro.
Yeah! Ti ho linkato...
Ma dai! Ora ti permalinko anch'io nel blogroll (tranquillo, non è una
brutta cosa).
Per quel che vale, sottoscrivo.
Insomma, ti hai più strumenti culturali di me e l'hai spiegato meglio, ma
anch'io parto dai tuoi presupposti. Almeno mi pare.
Grazie per aver esposto quel che pensavo ma non sarei stato in grado di
dire.
bé , che Dio non esista, credo che Sofri e gli altri ateucci dell' Uaar lo
capiscano : mi pareva quello il punto.
Kluz: "che" non esista, è evidente che pensino di capirlo. "Perché" sia
vero che non "esista", sarei pronto a scommettere di no.
Non pretendo di mettermi a discutere di filosofia con un professore, ne
uscirei male.
Ma il punto mi pare piuttosto che l'ipotesi di scrivere "Dio non esiste" su
2 (due) autobus di una piccola città abbia creato un tal putiferio, mentre
il fatto che, ad esempio, un tizio stranamente vestito tutte le domeniche
su RAI 1 vada a dire per un'ora, in varie guise, che "Dio esiste" non crea
alcuna turbativa.
Ecco, questa mi pare una disuguaglianza significativa, e forse la
motivazione del gesto degli "ateucci".
Max un' altra differenza significativa è che il Bus è frutto di contributi
volontari.
Grazie, mi sono scialato, ed ho deciso di seguire il tuo blog.
Non ho approfondito la questone, non ho letto sofri né mantellini, e
certamente non penso che la proposizione Dio esiste abbia lo stesso peso di
gli asini volano. Ma non ho capito perché gliatei dell'UAAR sono ateucci.
Di solito gli annunci sull'autobus non si distinguono per profondità
intellettuale e finezza dialettica. Hai presente il bimbo dal faccino
triste con la scritta "Mamma, fammi nascere"? Mica mettono una foto di un
embrione sul bus.
In alcuni casi la perdita della fede religiosa si accompagna a un senso di
angoscia (immagino tu abbia letto Memorie di una ragazza perbene);
l'annuncio fa capire che ci sono persone a cui quest'angoscia è passata, o
non è mai venuta. Per qualcuno potrebbe essere confortante.
Boh. A me pare che (al di là della assoluta idiozia del post di Sofri*)
mettere la questione di Dio in termini di "bisogno" sia un grave errore
(magari anche nobile, visto che viene da Schleiermacher e magari Feuerbach,
am semrpe errore), proprio dal punto di vista dei credenti. Cos'è Dio, un
paio di scarpe o un'automobile? E poi si può fare a meno a cuor leggero
anche di scarpe e automobili, e allora? Che Dio esista o meno, non ci si
crede perché se ne ha "bisogno".
*Non che sia la prima volta d'altronde...
come ho scritto da me, penso che da una parte stia il senso e dall'altra la
verità. ma quanto a sensatezza, qualsiasi cosa voglia dire, si equivalgono
come tutti gli altri enunciati sensati.
Secondo me, anche filosoficamente, ti sei un po' perso sul
<i>diverso</i>. Se una cosa è diversa, ha un valore maggiore,
un valore minore o (raro) un valore uguale. Dice: diventerebbero peggiori?
Magari sì. Che problema c'è a dirlo?
io che lo abbiamo capito proprio tutti i tuoi studenti non ci giurerei,
ecco ;P
Max: il fatto che il papa dica "Dio esiste" non crea turbativa, ma
dovrebbe. (Seriamente: non crea turbativa perché lo si dà per scontato e
perché, bene o male, quel "Dio esiste" è uno dei pilastri della nostra
storia culturale, insomma non ci vedo nulla di strano nel fatto che non
turbi troppo).
Ho l'impressione che - non discuto il resto che mi riguarda, teoretico
eccetera - si ragioni di un messaggio pubblicitario su di un autobus come
se dovesse convertire all'ateismo il cardinal Bagnasco. Non credo
l'obiettivo dei promotori fosse così ambizioso. L.
Un post "contra Averroistas". Tutto mi aspettavo un mercoledì mattina, ma
non questo.
Caro Marco, io posso pensare per me di essere un cristianuccio, ma se
voglio essere gentile e comprensivo, non posso dare dell'ateucio ad un
ateo, se non se lo dice da solo (tu ti dai da te stesso del cristianuccio,
e ne capisco bene il senso, ma io non mi sognerei mai di apostrofarti così,
con degnazione). A chi si segna passando dinanzi a una Chiesa, o a chiunque
abbia una fede meno robusta di S. Tommaso, io non appioppo l'etichetta di
cristianuccio, anche se, indubbiamente, preferirei discutere con S.
Tommaso.
A me pare che tu consideri superficiale ateismo quello
dell'autobus, ed è certo: non ci potevi trovare mica l'equivalente della
summa contra gentiles. Ma se questo rendesse insulsa ogni espressione di
ateismo, di quante espressioni di fede dovremmo denunciare l'insulsaggine?
Io proprio non vedo, dunque, perché gli atei debbano passare per ateucci
superfiiali e insulsi quando scrivono sugli autobus, benché non sia dagli
autobus che attingo filosofica dottrina. Ma il parroco che tutte le
domeniche mette da parte S. Tommaso e dice proprio così, che Dio esiste, e
non si spiega sul senso d'essere dell'esistere (vorrei ben vedere!) è per
te insulso, e insulsi quelli che ascoltando si edificano?
"La verità è che gli asini non volano, per quanto questa immagine abbia
dato alla nostra cultura, alla nostra dialettica e al nostro immaginario. E
per quanto ognuno debba essere libero di vederli, se vuole: basta che non
pretenda se ne tenga conto nel legiferare."
Me medesimo: se il punto fosse quello, per rimarcarlo non sarebbe affatto
necessario dirsi atei.
Ap: ma no, è che Odifreddi e la Hack non li reggo. Suvvìa, concedimi una
reazioncella retorica di pancia, ogni tanto. Insomma: quei due e i loro
sodali un po' se lo meritano, l'"ateucci".
Volendo poi fare dell'alta filosofia, l'impossibilità del volo degli asini
è seriamente contestata, in luoghi non troppo distanti dalla tua magione (h
ttp://www.comune.pontenure.pc.it/sottolivello.asp?idsa=57&idam=&idbox=20&id
vocebox=110)...
Farfintadiesseresani: sarebbe bello se avessi ragione....ma purtroppo in
Italia è la prassi che la Chiesa e chi per essa ficchi il naso in questioni
di pertinenza non sua. E il problema non sarebbe nemmeno questo se credenti
e non riconsocessro questa situazione. E' chiaro che gli ideatori della
trovata non hanno la pretesa di convertire nessuno, ma semplicemente di
sottolineare, con un'iniziativa più o meno divertente, lo strapotere
mediatico della Chiesa.