"Senza l'agape, vale a dire «l'amore fondato nella fede e da essa plasmato», l'eros finisce per essere «degradato a puro sesso»"Come ognuno può constatare, si tratta di una citazione ibrida, composta da un mix di parole Sue e dell'articolista. E' ciò che mi dà ancora qualche speranza. Cioè: spero che nell'enciclica il concetto sia adeguatamente spiegato, articolato, chiosato, e finisca per dire altro rispetto a quel che appare qui sopra. O almeno, spero che come al solito sia stato l’articolista a voler esaltare, estrapolandolo e isolandolo, un concetto che, se prevedibilmente sul giornale venderà bene (sa com’è, Santità, tira püssèe ‘n pel de pota eccetera eccetera), magari nell’enciclica non è altro che un passaggio secondario, al quale non vale la pena di fare le pulci più di tanto. Insomma: danno tutti la colpa ai giornalisti, potremo farlo anche noi una volta tanto, oltretutto considerando che è per una buona causa. Spero dunque che la citazione sia farlocca, o indebitamente gonfiata. Perché altrimenti, mi consenta, ha scritto davvero una sesquipedale sciocchezza. E il fatto che l'abbia scritta in un'enciclica, anzi nella Sua prima enciclica, quella che dovrebbe dare un po' il tono dell'intero pontificato (che Le auguro, a Dio piacendo, lungo e fruttuoso), beh, peggiora le cose. Si badi bene: non ho nulla da eccepire sul fatto che un papa spieghi che l'agape cristiano e l'eros pagano sono due concetti diversi. Ci mancherebbe solo. Trovo la discussione attorno a tali temi non esattamente centrale nelle strategie dell'evangelizzazione nei tempi presenti, epperò dopotutto il papa è Lei e io non sono altro che un laico di medio raziocinio e un cristiano peccatore di claudicante fede (ma di robusta speranza, mi creda), e pertanto Si figuri se mi metto a fare problemi. Due osservazioni, tuttavia, me le consentirà, perché la questione non mi pare esaurita da quanto appena detto. La prima: Le serve un consulente per la scrittura, magari proprio un ghost writer. So che ne ha già (tutti i papi dell'età contemporanea ne hanno avuti), ma non intendo qualche altro monsignore o insigne teologo che La aiuti a dipanare i lacciuoli della tradizione per far filare il tutto dal punto di vista teologico. Intendo un esperto di comunicazione. Un giornalista, per dire, ma anche qui: non un vaticanista più o meno paludato, ma magari uno che tratta di gossip e tivù, uno che abbia dimestichezza con il passo leggero della prosa, che sappia scegliere i tempi giusti, insomma uno che riesca a farsi leggere. Esagero: un blogger? E comunque sia: una persona che, nella carità, le spieghi che l'espressione "puro sesso" (anche se bisognerebbe vedere come suona in latino, e magari in tedesco) è una cosa che ci farà ridere dietro da un capo all'altro del pianeta. Puro sesso? Un ossimoro, nella migliore delle ipotesi. Sembra un po' il "sesso senza amore" di quella canzone comica dell'Ottavo nano, non so se ne ha memoria (vede, che Le serve uno che guarda un po’ di tivù?). Ma al di là della scelta poco felice delle parole, temo proprio che quell'espressione sia un clamoroso lapsus: da essa sembra trasparire con forza nient'altro che una fallimentare sessuofobia. Ma diamine! Siamo rimasti fermi lì? Davvero? Possibile che una tradizione bimillenaria sia rimasta impigliata in questa inanità del pensiero, tanto da non riuscire a dire della corporeità e delle sue espressioni nient'altro che ciò che Lei sembra dirne? Possibile che secoli di riflessione teologica e antropologica dell’Ecclesia magistra vitae ricaschino sul “sesso senza amore”? Devo venire a spiegarGlielo io che la ragione stessa dell’esistenza di un’etica cristiana e cattolica sulla sessualità deriva proprio dalla convinzione che un “puro sesso”, una sessualità “puramente” meccanica e biologica non possa esistere, cioè non possa esistere un esercizio della sessualità che non implichi un mettersi in gioco delle persone che lo vivono? La seconda: Lei parla di eros, e a quanto si capisce fa esplicito riferimento all’eros pagano, cioè a quella concezione dell’eros sviluppatasi nelle civiltà occidentali precristiane, in particolare nella cultura greca. Ma allora, come può un intellettuale della Sua levatura affermare che, al di fuori della prospettiva dell’agape cristiana, l’eros si riduce a puro sesso? Sembrerebbe che Lei non abbia mai letto Platone. Siccome non posso pensare che ciò sia vero, e che il Simposio non L’abbia a tratti commossa e divertita come capita a chiunque non abbia la muffa sul cuore e sul cervello, devo pensare che, mi perdoni Lei e mi perdoni Chi Lei rappresenta in terra, nello scrivere quel che ha scritto sia un tantinello in malafede. Forse ha pensato che la stragrande maggioranza dei destinatari dell’enciclica non sa nemmeno chi fosse, Platone, e quindi gliela si poteva dare a bere. In ogni caso: io Platone l’ho letto, e faccio leggere parti del Simposio ai miei studenti e, forse dimostrandomi poco tetragono contro il deprecato relativismo, racconto loro dell’elogio di Socrate da parte di Alcibiade e del suo progetto di scambiare la giovinezza e la prestanza fisica e i suoi favori sessuali con un bene più grande, cioè l’amicizia del maestro e la vicinanza alla sua anima nella ricerca inesausta della verità. Leggo loro, riuscendo ogni volta a stento a non commuovermi, il mito degli androgini raccontato da Aristofane, nel quale si parla del desiderio sessuale come nostalgia di un’unità perduta, che rendeva gli uomini simili a dèi. Spiego le parole che Socrate riferisce di aver ascoltato dalla sacerdotessa Diotima a proposito della natura intermedia di Eros, né uomo né dio, né ignorante né sapiente, bensì filosofo. Insomma, spiego loro niente altro se non che l’eros pagano, almeno così come lo concepiva Platone (ma insomma, il ragazzo è uno il cui pensiero una qualche influenza universale l’ha avuta, no?), era tutt’altro che “puro sesso”: era aspirazione a una felicità imperitura, tensione a un dio forse ignoto o solo immaginato, desiderio di una bellezza che non è di questo mondo. Era qualcosa che sento essere pienamente mia, alla quale la mia claudicante fede riesce a dare un nome. Per finire, Santità, vorrei tranquillizzarLa. Tutto quello che ho scritto qui sopra, anche nella peggiore delle ipotesi (quella in cui tutti i miei timori si avverassero e nessuna delle attenuanti invocate si rivelasse vera), non inficia minimamente la venerazione che ho per la Sua persona. Questa è una cosa che chi non è cattolico stenta a capire, e come dargli torto? È che se non ci si è dentro è difficile coglierne la profonda ragionevolezza. Noi in Lei non veneriamo la Sua intelligenza, o la Sua capacità di dire cose opportune, o la Sua attitudine a comunicare la buona notizia in forme sempre adeguate, nuove e piacevoli (anche perché poi ciò che piace a me dispiace ad altri e viceversa, è sempre il fottuto relativismo che ci frega). Sappiamo benissimo che nella storia la pletora dei papi inadeguati al loro ruolo e alla tremenda responsabilità della loro vocazione è fittamente popolata, così come quella dei papi santi e splendenti. Quel che in genere non viene capito è che noi in Lei veneriamo Colui che in Lei si rende prossimo all’uomo. Il resto è, per noi, secondario. E quindi, Santità, m’inchino virtualmente e, sempre virtualmente, invoco la sua benedizione (e se qualcuno intanto ride perché gli sembro goffo o perché crede che stia usando un registro ironico, che rida pure, ché il riso fa bene al cuore). Però, Santità, La prego, rifletta: se il resto è secondario per noi, può non esserlo per chi ancora da quella buona notizia non è stato raggiunto in modo convincente, e può non esserlo per Lei, che ne ha la smisurata responsabilità. Devotamente suo Farfintadiesseresani
commovente professore, davvero commovente. seguirei volentieri una sua
lezione sul Simposio. ho ricordi (invero antichi assai) di come riusciva a
demolire la forza emotiva di platone la mia repellente professoressa del
liceo. unicuique suum, ahimè.
Sua santità non lo giudichi male. E'un bravo ragazzo, veniva all'oratorio,
giocava a castellone, faceva i frizzi...
Hai ragione, non capisco, ma almeno mi adeguo. Detto questo complimenti, ma
per trovare na crepa che fa suonare tutto il discorso fesso (sì, è un goffo
tentativo di gioco di parole) è sufficiente dire "Ma allora, un non
cristiano (chessò, un buddista nepalese, un animista ivoriano o un
agnostico giapponese) che non appartengono né in nulla pertengono al
pensiero cristiano e quindi per cui l'intero concetto di "agape" suona
alieno non possono in alcun caso provare un sentimento d'amore (di coppia)
se non nell'esclusiva forma del "sesso senza amore"? UGH, che egocentrismo!
Ma sai che ci hai commosso - me, il mio cervellino bislacco e il mio cuore
fanigottone?
io sono sempre in coda per quelle sue lezioni, un giardino, la primavera,
tanta genete intelligente, lei che spiega, prof. Prendo il numerino?
prof in gran forma. Mi duole, però, rivelarti che quella stessa frase (più
o meno quella, che non prestavo molta attenzione, ma sono sicura sul "puro
sesso" e sull'eros) l'ho sentita pronunciare da sua santità in persona
durante il tg.
Che poi, a voler guardare con attenzione, che cosa c'è di male nel sesso
puro nudo (ovvio) e crudo!?
L'uso delle maiuscole e delle minuscole. Del geniale post qui sopra, la
cosa più meravigliosa per me è l'attenzione alle maiuscole e alle
minuscole. Molto bene. Speriamo non arrivi un fulmine.
Io, quel che avevo da dire, l'ho già scritto (nel post linkato).
Ovvio che sono d'accordo con te (che ti dici, infatti, d'accordo con me,
così che siamo tutti d'accordo e non si spiega nemmeno perchè io stia
scrivendo questo commento).
Comunque, alla canzoncina "sesso senza amore" ci avevo pensato anch'io (ma,
poi, mi era sembrato un riferimento di così basso livello che avevo
preferito soprassedere...).
questa cosa cosa del 'sesso puro' pareva bella anche a me. insomma, sei lì
nuda bruca con tutto quello che rimane. ché senza amore si fa, eccome, ma
senza cuore proprio no. uh, uh.
non ho capito se il commento che avevo fatto l'ha mangiato o censurato o
che. comunque, se la domanda è: "Siamo rimasti fermi lì? Davvero?", mi
sembra che dall'altra parte venga sempre più spesso la risposta: "Sì. Sì-i.
Come ve lo dobbiamo dire? Sì". E non vale solo per il sesso.
Però nella famosa cena con il ramo bolognese degli adinolfi, credevo di
averti detto o che si fosse parlato di una lontana trasmissione televisiva
di Gianfranco Funari, Aboccaperta, una ventina d'anni fa, in pieno
pontificato Wojtyla, alla quale mio fratello partecipò, e che a tema aveva,
con straordinaria e profetica preveggenza, la domanda: è possibile sesso
senz'amore?
E' confortante sapere che in fondo Ratzinger la pensa come mio
fratello, che taciturno per tutta la durata della trasmissione, avvicinato
dal valente conduttore sui titoli di cda, alla fatidica domanda rispose:
"tecnicamente, sì". Non fu un'enciclica, ma fece il suo effetto.
io sto col fratello di adinolfi: tecnicamente perfetto.
L'amore che diventa carità, insomma... Mi suona tanto "glie la do per
carità". Insomma, non è una bella cosa da dire. E nemmeno da pensare. Detto
questo, pensare di eliminare ogni pur egoismo dai rapporti d'amore (non
solo quello sessuale) è deviante e pericoloso. Un rapporto privo di quel
pur minimo egoismo diventa facilmente un gioco al massacro. Viceversa, se
ho imparato qualcosa dagli ultimi due anni, è vitale mantenere quella
minima misura di autorispetto e, appunto, egoismo che ci permette di arriva
a capire quando un rapporto non ci può iù dare nulla e al piacere di stare
con l'altro si sostituisce una incrollabile sofferenza. Se avessimo la
capacità di dire "basta" al momento giusto ci sarebbero molte più coppie
felici al mondo e molti meno complessati bradi per questo pianeta.
Il collegamento tra sesso e carità - sarà anche fondato sul piano teologico
- me lo fa ammosciare.
Non è elegante, ma è vero.
Io esigo che questa insopportabile ingerenza vaticana finisca
immediatamente. Non contento di dettare l'agenda politica di uno Stato
laico, ora il Papa si infila perfino sotto le lenzuola. E non solo degli
italiani. Si permette addirittura di ritardare la pubblicazione della sua
prima enciclica perché le traduzioni nelle varie lingue non contengano
errori. Inaccettabile!!! Attenti, perché ci ucciderà tutti con l'onda. Urge
mobilitazione democratica.
Oppoverame. Barbalbero e io daccordo su una cosa. Il mondo si è capovolto
(però devo riconoscerlo, questa volta siamo perfettamente daccordo).
ué espertoni di umanità, il tema è la carità e non la storia colla tipa del
puntello del venerdì. In ogni caso, buona serata.
Demiet: che ideona! Domani alle 11 alla Torta degli sposi?
Alice: non pensavo avessi anche tu il manganello sotto...
rb: studia anche un po' di anatomia, oltre al resto: il pene non è che una
clitoride ipertrofica.
Gentilissima Alice, come fai a dire che le monache sono tenute a non
innamorarsi? Esiste forse qualcuno su questa terra che può impedire a
qualcun'altro o a se stesso di innamorarsi? Sei sicura che chi sceglie la
verginità rinunci all'amore? Vorrei presentarti qualche amica per farti
scoprire che non è così.
rb: sei matto (!), lo sai che il vaticano ci ammazzerebbe con l'onda!
Vorrei dire che, semmai, il clitorie è un pene atrofizzato.
Quanto alle suore, è vero che può loro capitare di innamorarsi.
Ci mancherebbe altro.
Se, però, ne conoscete una che scopa anche, per favore, presentatemela
(vuoi vedere che almeno una delle mie fantasie erotiche si avvera?).
Barbalbero, non esattamente. Fisiologicamente i due organi derivano da una
diversa evoluzione delle stesse strutture embrionali, però c'è da dire che
in natura la forma base dell'esistenza è quella potenzialmente procreativa.
Vale a dire, che siamo noi femminucce. Poi, "affari" vostri.
Typesetter: noi maschietti comprendiamo la vostra invidia del pene e ve la
perdoniamo volentieri, ma tu non fai davvero nulla per nasconderla!
(Che, poi, io sapevo che l'invidia del pene - quello del vicino, che è
sempre più grosso - ce l'avevano i maschi).
Noto con piacere, Alice, che ti diverti a farti puntellare. Buon per te (e
sono tutti cazzi - o clitoridi - tuoi. A proposito: non ti offendi se ti do
del trans, giusto?). Ma pretendere di insegnare al Papa come fare il
Papa...
ma non ocorre essere professoroni e saper fare dotte disquisizioni per
capire che oggi, non ai tempi di platone, molti vivono l'eros come puro
sesso (cioè come pura tecnica di soddisfacimento del proprio desiderio
sessuale) trascurando il rispetto della totalità della persona coinvolta (e
di quelle che magari verranno coinvolte); questo penso volesse implicare
il Papa.
Se definirlo 'puro sesso' non ti garba, chiamalo altrimenti, pretendere di
insegnare al Papa, di diventare il suo ghost writer, mi sembra proprio
eccessivo; davvero poi queste non ti sembrano problematiche essenziali
nella evangelizzazione odierna nel nostro mondo (occidentale, qui da noi)?
dove vivi di grazia, nell' iperuranio?
se non ne hai mai conosciute