Far finta di essere sani

Sembrava ieri, e invece è già domani

  • 6 yrs 14 wks 1 days old
  • Updated: 2 Jul 2009
  • 3,180 entries
  • 11,365 comments

Gente che viene, gente che va

Total: 2,347,949
since: 26 Mar 2003

Tools


Burnin! Burnin'!

 Subscribe in a reader

Feedz








Me stesso, altrove


Skype Me™!

Profilo Facebook di Marco Beccaria

La torre di babele

Per ora rimando il suicidio

aNobii

Best of FFDES Flickr

Blog 'n' roll

1972
A typesetter's day 3.0
A-chiller application
American Beauty
Amica N e Amica B
Apelle
Aprile è il mese più crudele
Attentialcane
Azioneparallela
Berlicche
The Blog lies down on Broadway
Blog Notes
Blog senza qualità
Blogbusters
Borgognoni
Botblog
BrodoPrimordiale
Buba
Burp!
Buroggu
Camicia rossa
Camillo
Cassa's
Ciccsoft
Come diventare il mio cane
ComidaDeMama
Contaminazioni
Conundrum
Copiascolla
Critica della ragion pubblica
Dai che ce la fai!
Daveblog
Daw
Distanti saluti
EmmeBi
Eriadan
Essere Vento
L'estinto
Falsi movimenti
Falso idillio
Figurarsi un blog
Filosofo Austro-Ungarico
Formamentis
Gaspar Torriero
Giavasan
Gino
Giovani tromboni
Giù la maschera
Giudamaccablog
Guia Soncini
Gustomela
Harry
Imho
Inveblog
JimMomo
John's blog
Landslide
Leibniz
Lellina
Leonardo
Life is too short to drink bad wine 2.0
Lipperatura
Macchianera
Magenta & Woland
Malvino
Mamma per sbaglio
Manteblog
.mau.
Mezza pensione da Tiffany
MicroBlogGiallo
Miic
Mithrandir
Il mondo di Galatea
Monos
Il Morris
(No) need to argue
Non Solo Rossi
Oratorio Lambrate Ortica
Orfini
Paolo Colagrande
Passo leggero
Paul The Wine Guy
Personalità confusa
The Petunias
Phastidio
Il piccolo Zaccheo
Placida Signora
Porphyrios
Principe
Proesie
Profe, mi giustifico!
Quadernino (ex Ciccio)
Quarky
La quarta bozza
the Rat Race
Resto del mondo
Rolli
[R]una
Sai tenere un segreto?
Sasaki
Lo scaffale dei sogni
Scribacchiature
Se me lo dicevi prima
Secondo piano
Settimo cielo
Settolo
Sotto il segno dello scorpione
Lo spillo
Squonk
Una stagione di fede assoluta
Lo stagno di fuoco
Stellalpina
Lo Straniero di Elea
Strepitupido!
Gli studenti di oggi
Una vita a caso
Web al cioccolato
Wind Rose Hotel
Wittgenstein
wXre
The Yorker
Zorapide
Zoro

Calendar

««Jul 2009»»
SMTWTFS
    1234
567891011
12131415161718
19202122232425
262728293031

Un post al mese

Far finta di essere Left Wing

Questo blog tifa Basso



Blog (non ufficiale) su Ivan Basso

Il rosso e il nero



Diffondere il verbo

Segnalato da BlogNews BlogItalia.it - La directory italiana dei blog

IL MONDIALE SPIEGATO AL POPOLO

posted Monday, 4 October 2004
Il campionato del mondo di ciclismo su strada dei professionisti (1) è una corsa atipica, forse la più atipica di tutta la stagione. Innanzitutto, si corre con i corridori schierati in squadre nazionali. Una volta e per qualche anno, nel dopoguerra, anche il Tour veniva corso così, poi il vil commercio ha avuto il sopravvento (2). Naturalmente, alla composizione di una nazionale s'accompagna, come sua causa, una scelta affidata a un commissario tecnico. Dalla qual cosa deriva spesso tutto lo stuolo di polemiche del caso. Non solo: spesso al campionato del mondo si sono viste alleanze trasversali dettate dall'appartenenza al club più che alla nazione. Il caso più recente e clamoroso è stato quello di Paolo Lanfranchi ai mondiali del 2001: sull'ultima salita se ne andò via Simoni con uno scatto secco e guadagnò alcuni secondi sul gruppo dei migliori. Dietro né Ullrich né gli spagnoli né gli altri favoriti sembravano avere le gambe per seguirlo. Quando mancavano tre-quattro chilometri all'arrivo, in testa al gruppo inseguitore si mise a tirare come un forsennato un corridore. Il problema fu che si trattava di un altro italiano. Italiano come Simoni. Maglia azzurra ad inseguire maglia azzurra. Simoni fu ripreso, la gara si concluse con uno sprint di gruppo, vinse lo spagnolo Oscar Freire. Che per tutta la stagione, mondiale "escluso", era stato compagno di squadra di Lanfranchi alla Mapei. Ancora, il mondiale si corre in un'unica prova. Gara secca. Chi arriva primo quel giorno è campione del mondo per un anno e può fregiarsi, in qualunque gara della stagione entrante, della maglia esteticamente più bella del ciclismo, quella con l'iride orizzontale (3). In effetti, qualcuno vede in questa effimera modalità di assegnazione del titolo un difetto. Regolarmente, ogni tot anni, c'è qualche bella testa che propone di conferire il titolo di campione del mondo sulla base di una classifica scaturente da più prove, un po' sul modello della Formula 1. Qualche tentativo è stato anche messo in essere (dal vecchio Superprestige alla ormai più che decennale Coppa del Mondo (3.1), giunta però quest'anno al capolinea). Fortunatamente, tali competizioni non sono mai riuscite a soppiantare il campionato del mondo, limitandosi ad aggiungersi ad esso. Il fatto è che la gara unica è pazzesca e affascinante e porta implicitamente in sé un'idea di filosofia dello sport. La quale idea precisamente è: è campione chi vince. E la vittoria è un fatto di gambe e sudore, non il frutto di un algoritmo di calcolo. Conseguentemente, hanno talvolta vinto il mondiale dei corridori semisconosciuti, mentre campioni enormi della storia del ciclismo non hanno la maglia iridata nel palmares. Tra i primi, si ricorda il vincitore del 1963, il belga Beheyt, che in teoria avrebbe dovuto lavorare per il suo capitano di nazionale, quella furia di Rik Van Looy, uno dei cacciatori di classiche più forti di ogni tempo. Quando la corsa arrivò nei pressi dell'arrivo, Beheyt disse al suo capitano di stargli a ruota, che l'avrebbe pilotato in volata. Van Looy si accodò, ed essendo il più forte velocista del bigonzo già pregustava la vittoria. Per lui sarebbe stata la terza in quattro anni. Roba che fino ad allora c'erano riusciti in due, due leggende: il grande Binda e Van Steenbergen, l'idolo e il modello di Van Looy. Bene. Il punto è che Beheyt (che nella vita, al contrario di Van Looy, non aveva mai vinto una cippa) s'infoiò, vide avvicinarsi il traguardo, e non si spostò per far passare il capitano, come avrebbe dovuto. M'immagino che pensieri attraversarono la mente di Van Looy in quei dieci secondi di volata, e in parallelo che cosa deve aver pensato Beheyt, vedendo lo striscione dell'arrivo che si faceva sempre più grande. Beh, quando Van Looy s'accorse di come stavano le cose ci provò a saltare il gregario traditore, ma nonostante fosse una sorta di incrocio tra Musseuw e il Cipollini dei tempi belli non ce la fece. Troppo tardi. Beheyt tagliò il traguardo per primo e fu campione del mondo. Dopodiché non vinse più nulla, un po' perché era un simpatico pippone, un po' perché Van Looy gliela giurò e, col suo peso "politico" in gruppo, convinse colleghi e organizzatori a boicottare il povero Beheyt (4). A consolazione di Beheyt e di tutti coloro i quali trovino umano, troppo umano quel suo desiderio di vittoria, e quindi comprensibile il suo "tradimento", va detto che Van Looy non riuscì più a vincere il suo terzo mondiale: rimase a quota due, Binda e Van Steenbergen lassù irraggiungibili nel Valhalla (5). A causa della sua episodicità, si diceva, alcuni grandi campioni non hanno mai vinto il mondiale: Bartali, Anquetil, De Vlaeminck e Indurain, per dirne quattro. Poi: il mondiale si corre in circuito (una libidine per chi riesce ad andare a vederlo dal vivo) e il circuito cambia di anno in anno. Raramente la gara si è disputata più volte sul medesimo percorso: Valkenburg in Olanda, Barcellona, Verona. Naturalmente, non tutti i percorsi sono equivalenti in termini di difficoltà, e quindi il mondiale può essere vinto, di volta in volta, da corridori con caratteristiche diverse. Certo, il più delle volte il percorso è adatto ai corridori da classiche (i Van Steenbergen e i Van Looy, appunto), ma con una certa frequenza ci sono mondiali per velocisti puri (l'ultimo fu quello del 2002, vinto da Cipollini) e mondiali per scalatori (Duitama, dove vinse Olano con Indurain secondo e Pantani terzo; Sallanches, dove trionfò Hinault arrivando da solo). Infine: il mondiale è stata la corsa che più ha dato alla carriera del ciclista da me più amato, Gianni Bugno. Il Gianni fu due volte (consecutive) campione del mondo come Van Looy e un pugno d'altri. La prima volta a Stoccarda vinse da fenomeno, irridendo la concorrenza, andandosene con tre compagni di fuga (tra cui Indurain) all'ultimo giro e battendoli nettamente sul traguardo. La seconda volta, a Benidorm in Spagna, va raccontata: Bugno corre il mondiale dopo una stagione fallimentare (con addoso la maglia iridata vinta l'anno prima, il che è un'aggravante). Per tutta la corsa se ne sta nascosto in mezzo al gruppo. Al penultimo giro accenna a una fughetta delle trentadue pedalate (6) proprio sul traguardo, quasi volesse far vedere che c'è anche lui. Poi sull'ultima salita vanno via Indurain, Chiappucci, un francese che ora non ricordo (Virenque?) e un paio d'altri corridori. Si direbbe corsa finita: i capitani delle formazioni più forti sono in fuga, logico che da dietro nessuno tiri per andare a riprenderli. Invece, contro ogni logica ciclistica entrano in azione i colombiani. Chissà perché: non avevano nessun buon velocista. ma tant'è. A due chlometri dal traguardo sulla spinta dei citrulli colombiani si riforma un gruppetto di una trentina di corridori. La squadra italiana si guarda. Chiappucci s'è spremuto troppo e poi allo sprint è fermo. Tutti quanti si rivolgono a Bugno. Lui non ne vuole sapere. dice che è stanco, che ha le gambe dure, che non può farcela contro Jalabert, l'altro capitano francese drago delle volate ristrette. Nemmeno Martini, il commissario tecnico sull'ammiraglia, riesce a scuoterlo. Era così il Gianni, quando andava andava come nessuno mai, ma quando non c'aveva la testa era uno strazio. Insomma, mondiale finito e annunciata vittoria del francese. Finché a Bugno si avvicina Perini. Ora, il piacentino Perini era un gregarione, di quelli che fanno il lavoro oscuro, chiamato in nazionale per la sua capacità di mettersi al servizio dei capitani. E perché ce l'aveva voltuo Chiappucci in una sorta di lottizzazione della nazionale da manuale Cencelli del cislimo: tanti gregari per il Diablo, tanti per Bugno, tanti per Argentin. Beh, Perini s'avvicina a quello che era sì un compagno di nazionale, ma che nelle logiche di club sarebbe stato un "nemico" odiato, e gli dice una roba irripetibile condita di bestemmie e imprecazioni, il cui succo è: "Non sono mica venuto qui a spaccarmi il culo su una sella per duecentosessanta chilometri per poi tornarmene a casa solo col mal di culo medesimo, quindi non rompere i maroni, scantati e facciamo che sia Jalabert a tronare a casa col mal di culo, un po' per i duecentosessanta chilometri e un po' perché glielo hai piazzato tu in quel posto, che sei l'unico che può batterlo. Adesso vienimi dietro che ti riporto in cima al gruppo e ti tiro la volata, e zitto." Beh, non ci crederete, ma accadde una cosa mai vista: Bugno si risollevò da una delle sue ricorrenti crisi depressive, s'accodò a Perini e si lasciò trasportare davanti. Quello che successe poi non me lo dimenticherò mai. In Spagna Bugno parte lunghissimo (Perini non era esattamente uno che sapesse come si lancia una volata, dopotutto), in Italia un venticinquenne laureando in filosofia s'accascia con le ginocchia a terra a una spanna dal televisore acceso, le braccia e i pugni contratti per la tensione e il terrore. De Zan, inspiegabilmente, non grida e non dice nulla. Dietro all'azzurro si vede una maglia blu scuro, quella di Jalabert. Il laureando in Italia guarda e dice "ora il francese lo passa e lo salta via". Matematico. Logico. Nessuno può fare una volata così, in leggera salita, per duecentocinquanta metri, con Jalabert dietro, e passarla liscia. Ma Bugno resta davanti. All'improvviso scompare dietro una puleggia che intralcia la visuale della telecamere. "Ecco, ora escono dalla puleggia e il francese è davanti", pensa il laureando. Sbucano dalla puleggia. Bugno è ancora davanti. E dietro non ha più nessuno. Jalabert se l'è letteralmente scrollato di dosso, e il francese arranca a due biciclette da lui. Incomprensibilmente per quasi tutto il resto dei residenti in via Andrea Doria a Milano (7), quel giorno alla finestra dell'appartamento dove viveva il laureando comparve un tricolore. Restò lì per una settimana. (1) Per la cronaca, il mondiale di quest’anno s’è corso ieri e lo ha vinto meritatamente uno forte forte, lo spagnolo Oscar Freire. (2) Sul perché il ciclismo, sport povero e popolare quant'altri mai, abbia avuto sempre un legame così forte con le sponsorizzazioni e la pubblicità, molto più -ad esempio- del calcio, bisognerebbe scrivere un altro post. (3) L'UCI, Unione Ciclistica Internazionale, ha copiato penosamente la maglia arcobaleno proponendo da qualche anno in qua l'iride verticale, vestita dal "Leader di Coppa del Mondo" (2.1). Una prece. (3.1) Dicesi "Leader di Coppa del Mondo" il corridore in testa alla classifica a punti denominata "Coppa del Mondo" (non ci sareste mai arrivati senza di me, vero?), che include dieci gare distribuite geograficamente con titanico sforzo per accontentare federazioni e comitati organizzatori. Per dire, tra le gare di Coppa del Mondo ci sono i cinque monumenti (e ci sarebbe mancato pure), ma anche corse con poca tradizione, benché tecnicamente significative (l'Amstel Gold Race o la Clasica de San Sebastian). Al contrario ne sono escluse corse meravigliose e importantissime per la storia del ciclismo (tipo la Freccia Vallona). (4) Una sorta di caso Armstrong-Simeoni dell'epoca, in effetti. (5) Da allora, altri due corridori si sono aggiunti al club dei tricampioni: Eddy Merckx e il vincitore di ieri, Oscar Freire. (6) Dicesi "fuga delle trentadue pedalate" nel gergo ciclistico un accenno di azione solitaria cui nessuno crede, nemmeno l'autore, il quale infatti viene riassorbito dal gruppo nel giro di poche centinaia di metri, spazio delle metaforiche "trentadue pedalate", appunto. (7) Molto tempo è passato da allora e il laureando non vive più in via Andrea Doria a Milano. A dire la verità il laureando oggi non vive nemmeno più a Milano. Ora vive in un posto che è a pochi chilometri da quello in cui vive Perini, il gregarione. Un giorno tra non molto, sui giornali locali credo si racconterà di un uomo che, inspiegabilmente, s'è introdotto furtivo nel negozio di biciclette che Perini gestisce da quando s'è ritirato dal professionismo e, senza dire una parola, l'ha baciato sulla pelata.

links: digg this    del.icio.us    technorati    reddit




1. a reader left...
Monday, 4 October 2004 8:17 pm

Bel post.
Anche io ero un appassionato di Bugno, anche se a me ignorante sembra uno che ha raccolto tanto ma molto meno di quanto potesse e che da quando ha deciso di provare a vincere un Tour contro Indurain si è mezzo rovinato.
Tu che sai, mi potresti spiegare perchè in una nazionale italiana dei Mondiali non s'era pensato che se a Bettini veniva un cagotto non c'era nessuno più o meno come lui ?
E Basso, uno che penso non vinca una gara di un giorno da quand'era allievo, che ci faceva in squadra ?

marco [marco@montag.it]


2. FARFINTADIESSERESANI left...
Monday, 4 October 2004 9:35 pm

Il punto tecnico domani, qui nei commenti.


3. a reader left...
Tuesday, 5 October 2004 12:35 am

Quando vai a baciare Perini sulla pelata dimmelo che vengo anch'io ;-)

Invernomuto [invernomuto2004-blog@yahoo.it]


4. a reader left...
Tuesday, 5 October 2004 12:36 am

EVVIVA!!! POSSO FINALMENTE COMMENTARE!!!
^_________^

Invernomuto [invernomuto2004-blog@yahoo.it]


5. a reader left...
Tuesday, 5 October 2004 12:44 am

Su Bugno: ha vinto due Mondiali, un Giro, e grandi classiche in quantità. Cosa chiedergli di più?
Su Bettini: hai ragione, mancava il piano B. Cunego seconda punta era rischioso (eufemismo).
Su Basso: per la cronaca, ha vinto il Giro dell'Emilia (categoria UCI 1.1, mica pizza e fichi) dieci giorni fa.

Ossequi e salamelecchi

Marco


6. a reader left...
Tuesday, 5 October 2004 1:00 am

Mi unisco anche io alla spedizione "bacio sulla pelata"; se non sbaglio Perini poi andò via dalla squadra di Chiappucci.

john [giansac@yahoo.it]


7. a reader left...
Tuesday, 5 October 2004 2:12 am

Post stratosferico!

john


8. FARFINTADIESSERESANI left...
Tuesday, 5 October 2004 8:59 am

Inve: che meraviglia! Ma è successo qualcosa di precisamente identificabile o è mistero della fede (informatica)?


9. a reader left...
Tuesday, 5 October 2004 11:02 am

Mi sono inginocchiato 5 volte al giorno in direzione di Seattle. Di più non ho fatto ;-)

Invernomuto [invernomuto2004-blog@yahoo.it]


10. a reader left...
Tuesday, 5 October 2004 11:06 am

Commento il post non in quanto esperto di ciclismo, ma in quanto veronese 'ospitante' del Mondiale. Che ha visto vincere Verona come organizzazione (ma un tuo parere in tal senso sarebbe gradito) e perdere l'Italia come squadra. Perdere, perchè arrivare terza così E' perdere. Io Ballerini non so chi sia, non sono tifoso sfegatato di Cunego e per me Rebellin può farsi anche Pakistano. Ma il vuoto di idee che s'è visto in gara è stato sinceramente penoso. Alla terza bomboletta di ghiaccio, stavano ancora a vedere se Bettini si riprendeva... ma dai! E' la prova che ci sarebbe voluto un buon *bestemmiatore*, alla Perini, anche domenica scorsa ;)

Silvio [lacolonna@yahoo.it]


11. a reader left...
Tuesday, 5 October 2004 11:55 am

"E' campione chi vince". Giusto.
Quindi anche Armstrong al Toru di quest'anno è campione. E non il laido che tutti (tutti!) hanno dipinto quando è andato a riprendere Simeoni.

rb


12. .mau. left...
Tuesday, 5 October 2004 12:36 pm

Più che altro quando hanno visto che Bettini si era bloccato (anche se un mio amico dice che a lui pare strano che gente che casca a sessanta all'ora al tour si rialza, mentre qui una botta contro un'auto a epsilon l'ora si ferma) avrebbero dovuto tirare come dei matti, visto che era ovvio che gli spagnoli avrebbero fatto melina per Freire.
Il *mio* ricordo è quello di Gimondi che frega Merckx allo sprint, anche se Eddy aveva l'allora giovine Maertens che avrebbe dovuto tirargli la volata.
Quanto a Indurain, la gente ricorderà le sue vittorie. Io anche il resto.


13. a reader left...
Tuesday, 5 October 2004 12:52 pm

L'uguaglianza (campione)=(persona che vince) la capisco; l'equazione (campione)=(persona non laida) no.
E' sufficiente vincere per non essere laidi?

Ossequi e salamelecchi

Marco


14. a reader left...
Tuesday, 5 October 2004 2:08 pm

bugno! bugno! bugno! ...mi hai quasi fatto piangere...

aulo


15. FARFINTADIESSERESANI left...
Tuesday, 5 October 2004 7:05 pm

Allora, si diceva: il punto tecnico.
Sulle scelte di Ballerini: l'esclusione di Rebellin è stata sbagliata sul piano etico prima ancora che su quello sportivo (e su quello sportivo è stata molto sbagliata). E' giustissima l'osservazione dei due marchi: il capitano unico è rassicurante, ma rischioso. Ad Atene è andato tutto benissimo, a Verona no.
Su Cunego: il Crespi nota con acume che sui 265 chilometri era un'incognita. Il bocia s'è ben comportato, a mio giudizio. E' stato coperto fino in fondo, era coi primi sull'ultima salita, ha provato perfino a fare selezione. Però, non c'è riuscito. Intendiamoci, il ragazzo ha mostrato tenuta e si farà sicuramente. A mio parere la gara di domenica, nonostante la sconfitta, ha detto che Cunego potrà essere un grande campione nei prossimi anni (molto più della vittoria al Giro, paradossalmente).
Su Basso: uscito Bettini, la squadra italiana ha corso bene. L'unica cosa da fare era tentare un po' di selezione al penultimo giro e sparare all'ultimo. Così è stato. Se il gruppetto di sei fosse riuscito a guadagnare qualche secondo in più ne avremmo visto delle belle. Basso avrebbe dovuto provare da finisseur a due chilometri, Cunego tenersi per la volata ristrettissima. Intendiamoci: avrebbero vinto lo stesso gli spagnoli, probabilmente, perché avrebbero potuto correre a uomo (Valverde su Basso e Freire in volata). Insomma, il piano di riserva azzurro è stato realizzato con diligenza. A posteriori, si possono rimproverare agli uomini di Ballerini due errori: il ritmo blando e la conseguente poca selezione fino a oltre metà gara; l'aver tentato il tutto per tutto sull'ultima salita solo alla fine della medesima, laddove una bella sparata all'inizio avrebbe potuto fare più male a qualche velocista (ma non a Freire in stato di grazia, che infatti ha chiuso personalmente su Cunego).
Rb: Armstrong è un campione laido. va bene?
Silvio: Verona era semplicemente splendida.
Mau: Indurain era certamente un fenomeno, forse con l'aiutino. Per il resto, campione poco spettacolare e infinocchiatore di Bugno. Dal che il fatto che non lo amo particolarmente. Quanto al mondiale di Gimondi del '73, io ero un po' troppo piccolo (avevo 6 anni), ma rivedendolo in VHS devo dire: per il percorso e per gli attori, il più bel mondiale di sempre (Bugni esclusi, ovviamente)


16. a reader left...
Wednesday, 6 October 2004 9:44 am

Allora dove andiamo per la nostra consueta sgambatina: facciamo il giro dei sette laghi, no meglio i sette colli, io conosco una zia a Pinerolo andiamo e torniamo in sera, ma ragioniere sono più di 1.200 Km!! E che cosa sono 1.200 Km.....Allora a Pinerolo!!!! ovviamente si scherza complimenti per la disanima delle corse, ma quando prenderai il posto chesso' del Bulba?

DB


17. a reader left...
Wednesday, 6 October 2004 2:06 pm

Dopo The Auro identity,The Auro supremacy, spero nell'Auro Ultimatum, o lasci il microfono o ti faccio travolgere dal gruppone!
Farfi for Commentator!!!

john


18. a reader left...
Wednesday, 6 October 2004 2:37 pm

Mi iscrivo al partito "Farfi for Commentator" (nel cui programma dovrebbe esserci sicuramente il bacio sulla pelata di Perini).

Ossequi e salamelecchi

Marco


19. .mau. left...
Wednesday, 6 October 2004 4:54 pm

(stavo dormendo - ho scritto Indurain ma volevo dire Armstrong)
Visto però che ne ho parlato, diciamo che l'aiutino ci sarà stato, visto come riusciva ad andare in salita uno che è alto quasi come me. Mi sono sempre chiesto come mai invece Prudencio andasse così piano.


20. a reader left...
Thursday, 7 October 2004 1:41 pm

Prudencio Indurain aprirà un negozio di articoli sportivi in socetà con Claudio Panatta, Roland Thoeni e Baby Pozzi. Che non é la sorella del Pozzi tennista, ma si era capito vero?!

john [giansac@yahoo.it]


21. FARFINTADIESSERESANI left...
Thursday, 7 October 2004 6:09 pm

Prudencio Indurain è la prova provata della fallacia del determinismo genetico.


22. a reader left...
Wednesday, 20 October 2004 9:38 pm

Mi piace leggere del Bugno.
Ho perso le tracce del prof. Beccaria, che credo segua questo blog.
Sono l'amico di BRIANZE ( qualche anno fa avevamo pubblicato un suo/tuo racconto sul ns. periodico ).
Mi piacerebbe sapere se Marco ha pubblicato ancora qualcosa. Ciao Paolo www.brianze.it

paolo pirola [paolopirola@libero.it]


23. FARFINTADIESSERESANI left...
Wednesday, 20 October 2004 9:55 pm

Perbacco, il Paolo Pirola! Mi ricordo perfettamente di te, di Brianze e del racconto che mi avevate pubblicato (il tutto fu davvero un'esperienza piacevolissima). Per rispondere ai tuoi quesiti: il prof. Beccaria, che poi sarei io, più che seguire questo blog lo scrive da cima a fondo da circa un anno e mezzo. Quanto ad altre pubblicazioni, qualcosa ho combinato: perlopiù racconti, apparsi in vari luoghi cartacei che qui sarebbe troppo lungo elencare. Poi ogni tanto esce qualche mio pezzo di argomento ciclistico sul Riformista (quest'estate, per dire, ho commentato un po' il Tour). Insomma, il modo migliore per tenerti in contatto con me (e, perlamordiddio, dammi del tu) è tornare da queste parti.
Ora però di faccio io una domanda: "Brianze" esiste ancora? Io da tre anni mi sono trasferito suoi colli piacentini e ormai batto raramente le vostre parti. Insomma, fammi sapere. Ciao.


24. roberto left...
Wednesday, 27 July 2005 9:52 pm

Congratulazioni per il post e per il blog in generale; dopo aver letto quanto hai scritto sui mondiali di Bugno ho fatto una cosa che non facevo più dal giorno di Madonna di Campiglio in cui mi è crollato il ciclismo addosso: ho preso la videocassetta in cui avevo registato i due mondiali vinti da Gianni e l'ho riguardata facendo pace col ciclismo. Grazie

PS. adesso spero di fare pace anche con la bicicletta perchè ormai la panza da qualche anno sta prendendo il sopravvento.