Far finta di essere sani






If anything goes wrong, Raffa will be my constant

Il ciclismo professionistico tornerà a essere una cosa seria tra

Sembrava ieri, e invece è già domani

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UNO SPORCO LAVORO

posted Tuesday, 26 October 2004
Io, di mestiere, faccio l’insegnante di scuola media superiore. Liceo. Filosofia e storia. Stare “dalla parte sbagliata della cattedra” (l’espressione è di Sere, efficace come suo solito) implica l’essere oggetto di una considerazione sociale pari a zero. Nelle osservazioni più benevole di chi dopotutto ti vuole un po’ di bene risulta che sei un furbacchione. Scansafatiche, intendiamoci, ma furbacchione. Mangiapane a ufo. Dice: lavori in media quattro ore al giorno. Dice: hai tre mesi di ferie pagate. Dice: non dirmi che dopo dieci anni che fai questo mestiere hai ancora bisogno di studiare e preparare le lezioni. Dice: non saranno certo quei venti compiti al mese che devi correggere al pomeriggio a farti compatire come se lavorassi veramente. Il fatto è che dicendo tutto ciò, chi lo dice dimostra di sapere poco o nulla della realtà del mestiere dell’insegnante. Pertanto, colmerò la lacuna. Vi racconterò in che cosa consiste questo sporco lavoro. Così, senza alcuna recriminazione. Anzi. Vorrei che ciò fosse preliminarmente chiaro: il mio lavoro mi piace da matti, mi diverto moltissimo a farlo e non lo cambierei con nessun altro. Allora, andiamo. Innanzitutto, sto per sedici ore alla settimana in classe con i ragazzi. Noto incidentalmente che sono ore di lavoro durante le quali non puoi distrarti un attimo. Ore durante le quali non puoi concederti il lusso di una pausa o di un calo di energia. Poi, per altre tre ore alla settimana, sto a scuola a svolgere incombenze più leggere e riposanti, espletando le quali magari un caffé della macchinetta ci scappa pure: sostituire i colleghi assenti e parlare con i genitori. Le ore in classe vanno preparate. E qui è d’obbligo una precisazione per disfare un luogo commune tra i più tenaci e persistenti. Certo che so già le cose che dovrò dire. Ci mancherebbe altro. Nel senso: se devo parlare per un’ora in modo sensato di Kant, per dire, o della Guerra dei Cent’anni ci riesco anche senza una preparazione specifica. I primi anni sono stati duri: studiavo più dei miei studenti. Ma ora, dieci anni dopo, che volete che sia? Il punto è un altro: nonostante quanto detto sopra, sarebbe da pazzi entrare in una classe senza avere “preparato la lezione”, che non significa affatto –o perlomeno non solo- ripassare gli argomenti di cui si parlerà. Mi spiego: un conto è parlare per un'ora di qualcosa, un conto è far sì che in quelle ore i tuoi studenti imparino alcunché. Non è affatto la stessa cosa. Se devi parlare di qualcosa perché qualcuno la impari, non basta che tu lo faccia sensatamente. Occorre che tu lo faccia in modo adeguato. Adeguato alla precisione che i tuoi studenti meritano, alle conoscenze dei tuoi interlocutori, alla loro capacità di attenzione, all’oggetto di cui si tratta. È, precisamente, il motivo per cui in classe ci mandano una persona e non si limitano a far leggere ai ragazzi un libro o a far ascoltare loro una cassetta preregistrata. In termini di tempo ed energie, ciò significa che ogni ora di lezione va programmata e preparata perché in essa si attui una strategia di comunicazione che funzioni. Quanto ci vuole? Difficile dirlo. All’inizio, quando non conosci bene la classe o si attacca un argomento nuovo o si comincia a lavorare con un metodo diverso dal solito, molto. Poi, tutto può farsi, grazie a Dio, un po’ più meccanico. Diciamo, in media, una mezz’ora per ogni ora di lezione. Sembra troppo? Riflettete. I ragazzi vanno interessati. Ai ragazzi vanno proposte difficoltà crescenti sia come contenuti che come metodi di lavoro. I ragazzi vanno ascoltati e accompagnati nelle difficoltà che possono incontrare. Con i ragazzi bisogna comunicare (per dirla con San Paolo: opportune et inopportune). Sembra ancora troppo? Non è finita. C’è un elemento evidente che, per quanto sia tale, pare sfuggire a molti: ogni disciplina non è un corpo di dottrine, concetti e metodi fissato una volta per tutte. Le discipline si evolvono. Mutano. Crescono. Si complicano. La filosofia e la storia che io conoscevo appena uscito dal liceo sono molto diverse da quelle che ho studiato all’università, e figuriamoci che cosa possono essere rispetto a ciò che oggi io devo insegnare ai miei studenti. Avete presente quanti saggi storici, quante pubbblicazioni di carattere filosofico, quante innovazioni metodologiche in entrambe le discipline vengono alla luce in un anno? Non pensate solo ai libri e agli articoli: pensate ai seminari in giro per il mondo, pensate alla divulgazione multimediale, pensate alle pubblicazioni di materiale iconografico. Diciamo che solo il cinque per cento di esse ha una rilevanza significativa? Diciamolo. Si tratta comunque sia di una massa di materiale della quale un uomo non riuscirebbe a prendere visione in una vita intera, facesse solo quello da mattina a sera. Inoltre, c’è la necessità di rileggere i classici. Un esempio: io Hegel l’ho letto quasi tutto all’università. Avevo vent’anni. Oggi ne ho quasi quaranta. Ti viene voglia di riguardarlo, no? Per rifissarselo per bene nella mente, ma anche per vedere che cos’è cambiato nel frattempo. Hegel, ahilui, è rimasto identico a se stesso. Ma tu sei cambiato. Tu professor Beccaria. E il mondo è cambiato. Alle volte sei così cambiato, ed il mondo è così cambiato tutt’intorno, che ti pare di stare leggendo una cosa nuova. Un Hegel nuovo. Benché lui, Hegel, sia morto da un bel po’. È la maledizione e al contempo il fascino delle discipline umanistiche, credo. Tirando le somme, vogliamo dire che è bene che un insegnante del liceo legga, rilegga, studi, s’informi seppur superficialmente di quello che si muove all’interno delle sue discipline d’insegnamento? Quanto tempo vogliamo dedicare a questa attività in una settimana? Dieci ore? Facciamo cinque? Significa un’ora al giorno. Minimo. Capita poi che la vita di una scuola vada organizzata. Io insegno in un liceo con 1500 studenti e 130 insegnanti, per tacere del resto del personale. A pulizie e lavoro di segreteria pensa, naturalmente, chi riceve uno stipendio per farlo. Sto parlando dell’organizzazione squisitamente didattica, che con dimensioni del genere non è cosa semplice. In estrema sintesi: vagliare e comunicare le notizie e le opportunità che arrivano dal Ministero; seguire le iniziative interessanti organizzate fuori dalla scuola dagli enti più diversi; seguire tutte le attività dei ragazzi che non siano la pura presenza in classe; cercare di far lavorare in sintonia i colleghi a vari livelli (consigli di classe, gruppi disciplinari, collegio docenti). Chi fa tutto ciò? Naturalmente, alcuni docenti. Scelti come? Dipende. In genere incastrando gli ingenui. A volte con criteri meritocratici e la concessione di qualche gradito benefit. Magari con un mix dei due criteri precedenti. Per dire, io quest’anno coordino il consiglio di classe della mia quinta C (indìco le riunioni, ne preparo i lavori, le presiedo, verbalizzo, faccio da tramite tra i ragazzi e i colleghi per ogni questione, preparerò la documentazione per l’esame di Stato, presiederò la commissione d’esame, coordinerò i lavori dei ragazzi per l’elaborazione delle tesine, dovrò comporre i dissidi che inevitabilmente sorgeranno tra colleghi e tra loro e i ragazzi). Inoltre, coordino il gruppo disciplinare dei docenti di filosofia: anche in questo caso indìco, preparo, presiedo e verbalizzo; poi controllo lo svolgimento di tutte le iniziative che coinvolgono l’istituto e riguardano la filosofia (giovedì ero a Fidenza per partecipare al comitato scientifico di un concorso studentesco a livello nazionale; settimana prossima dovrò invitare tre esperti per un ciclo di conferenze, provvedendo anche alla loro sistemazione; tra poco vareremo un ciclo di film sul tema “cinema e filosofia”). E ancora, devo tenere i contatti con le case editrici, visionare le novità manualistiche, proporle ai colleghi, raccogliere il loro parere ed, eventualmente, proporre nuove adozioni. Mica finita: sono il responsabile del mio liceo per la valutazione di sistema (un modo scolastichese per dire: controllo qualità). Essenzialmente, devo coordinare due grosse operazioni: la somministrazione a tutti gli studenti di prima e di terza delle prove nazionali dell’InValSi, che servono a misurare il grado e la qualità dell’apprendimento in alcune discipline ritenute fondamentali; l’elaborazione e la somministrazione di un questionario di autovalutazione dell’istituto (che assomiglia tanto a un’indagine sulla costumer satisfaction). Una settimana quasi a tempo pieno per ciascun evento. Più riunioni in sede e fuori per organizzarli e interpetarne gli esiti. Più la presentazione ai colleghi dei risultati e la gestione del dibattito su di essi. Siamo quasi alla fine. Il nostro liceo è strutturato in modo tale che i docenti che rivestono incarichi organizzativi si riuniscano periodicamente per informarsi reciprocamente e decidere insieme strategie e tattiche. Lo chiamiamo, con prosopopea, “Comitato tecnico-scientifico”. O, nel lessico famigliare tra me e la Raffa, il “Governicchio”. Tra i quindici membri del “Governicchio”, infine, la Preside sceglie, su delibera del colleggio docenti, cinque collaboratori che abbiano una serie di responsabilità e di incarichi di ordinaria amministrazione (tipo: vidimare i permessi d’entrata e d’uscita) e che si riuniscano periodicamente con lei per condividere le decisioni urgenti e preparare i lavori del “Comitato tecnico-scientifico”. Insomma, la riunione dei vicepresidi. Cui io partecipo. Qual è il gravame in temini di tempo di tutto ciò? Dipende dai periodi. Nelle due settimane dei questionari di valutazione si lavora dodici-quattordici ore al giorno. Per l’avvio dell’anno scolastico ci sono circa otto-dieci ore di riunione a settimana per circa un mese e mezzo. Ci sono poi anche periodi più tranquilli. Ricapitoliamo su base settimanale: sedici ore di lezione più tre di frattaglie didattiche; otto ore di preparazione delle lezioni; cinque ore di studio, letture e ricerca; un’ora in media a settimana di correzione e controllo di lavori dei ragazzi; un paio d’ore in media per riunioni tra insegnanti. Nel mio caso, poi, s’aggiungono altre cinque ore circa per il resto degli incarichi che mi sono stati conferiti. Come si può vedere siamo attorno alle 40 ore. Insomma, un lavoro normale che più normale non si può, caricato di responsabilità penale e civile integrale nei confronti degli studenti affidati a te e col vantaggio –indubbio- che una parte di esso può essere svolta a casa propria. Per una retribuzione netta, con quattro anni di anzianità statale, di 1200 euro e rotti per tredici mensilità. Tutto l’extra praticamente significa, in soldi, la quattordicesima a settembre dell’anno successivo. Cioè: per il lavoro extra (tutto ciò che non è compreso nel contratto di un normale insegnante: nel mio caso coordinamento di classe, di dipartimento, direzione della valutazione di sistema, “Governicchio” e vicepresidenza) che sto svolgendo adesso e che svolgerò fino a luglio prenderò circa 1200 euro a settembre 2005. Quanto alle ferie: d’estate si fanno sei settimane, da metà luglio a fine agosto, alle quali si aggiungono un paio di settimane a Natale e sei giorni a Pasqua, più qualche ponte se c’è (ma i ponti, in genere, ci sono per tutti). D’accordo, sono nove settimane. Sono tante, e sono un privilegio. Un bel privilegio. A parziale consolazione di chi non fa il mio mestiere dirò che un insegnante è anche obbligato a fare le ferie nei periodi suddetti. Negli altri periodi dell’anno è possibile chiedere, da contratto, quattro giorni in tutto di permesso retribuito, dietro presentazione di adeguata pezza giustificativa. Ah, quasi dimenticavo: ho svolto l’anno scorso e svolgo quest’anno anche incarico di tutor per due tirocinanti della Siss (il diploma postlaurea che serve da qualche anno per abilitarsi all’insegnamento) dell’Università di Parma. Il che significa che i tapini (l’anno scorso una fanciulla molto graziosa, quest’anno –ahimé- un simpatico e un po’ pingue intellettuale della Magna Grecia) mi seguono nelle mie classi e discutono con me di programmazione e valutazione. Io li aiuto a preparare qualche intervento didattico, ne leggo le relazioni, esprimo mie valutazioni sulle loro attitudini e capacità. Un po’ come Benton con Carter nell’E.R. che fu. Aggratisse. MicroBlogGiallo, Invalsi.it

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1. a reader left...
Tuesday, 26 October 2004 4:45 pm

aspettavo il post al varco. mo' rileggo, e commento più propriamente. nel frattempo, dopo le prime sei ore di "lezione" (diciamo: pratico la parte divertente dell'insegnamento senza la parte pallosa) alle classi del ginnasio, comprendo di più il lavoro dell'insegnante. ;-)

zefram [zefram@emmanuelebassi.net]


2. a reader left...
Tuesday, 26 October 2004 5:21 pm

Standing ovation, professor Beccaria.
Nato e cresciuto in una famiglia di insegnanti, ho sempre detestato quelli che dicevano che gli insegnanti lavoravano diciotto ore al giorno nove mesi l'anno, soprattutto perché non sapevo bene come rispondergli.

lester


3. a reader left...
Tuesday, 26 October 2004 5:29 pm

Complimenti. Intanto qui si danno piccole ripetizioni; si riflette sulle cause per cui sembra che si rinunci in partenza ad alcuni alunni e a molta intelligenza, ci si fa qualche ettolitro di sangue acido. E si ammira immensamente chi fa quel lavoro davvero.

restodelmondo [restodelmondo@gmail.com]


4. a reader left...
Tuesday, 26 October 2004 5:39 pm

Insegnare dovrebbe avere come mestiere il massimo rispetto. Invece è diventato luogo comune dire scemate del tipo "Mi parcheggio a scuola in attesa di meglio".
Una volta dissi ai miei genitori che mi avrebbe fatto piacere insegnare, risposta:"Vuoi fare la fame?"

john


5. a reader left...
Tuesday, 26 October 2004 5:40 pm

Eh, già. Le cose stanno così. La mia esperienza è diversa solo perché ho avuto il piacere di stare in classe solo un anno come professore di ruolo, prima di passare all'università. Da supplente (anche se negli ultimi tempi con incarico annuale), il compito di stanare gli studenti è paragonabile a quello di stanare bin laden. In più, c'era da percorrere una distanza che, all'apice, era di 120 km. Al giorno. 120 all'andata, 120 al ritorno, sul perenne cantiere della SA-RC. Al tuo conteggio delle ore dovrei aggiungere i tempi morti in attesa, ad esempio, delle riunioni pomeridiane, o gli spacchi che aumentavano incredibilmente per la necessità di aspettare altri colleghi ed ammortizzare le spese di viaggio. Un'ultima considerazione. Resta, purtroppo, la possibilità per il docente di non fare il lavoro davvero, come dice restodelmondo. (Tutto ciò considerato, è adesso che sono un privilegiato, ca va sans dire)

massimo [moosbrugger@email.it]


6. a reader left...
Tuesday, 26 October 2004 5:55 pm

l'ho letto tutto d'un fiato - dovrò scalare questi minuti dal monte ore lavorativo settimanale :) - e credo anche alle virgole. credo alla passione, all'entusiasmo, all'umanità di chi decide di passare la vita a insegnare ai piccoli non solo quello che sa ma anche perché lo ama tanto. non è un lavoro furbo, è un lavoro più difficile e più importante del mio in cui, solo è più facile fare i furbi. non più che in certi altrove, sì, ma nel caso si fanno danni probabilmente peggiori e che spesso si conoscono per esperienza diretta. è questo il guaio.

sere


7. FARFINTADIESSERESANI left...
Tuesday, 26 October 2004 6:11 pm

Zef: per onestà, nel monte ore settimanale non ho messo anche l'ora del sabato mattina dedicata al fantacalcio.
Lester: per curiosità, che cosa insegnano/vano i tuoi?
RdM: anch'io non capisco quel che non capisci tu, e soprattutto non capisco, non posso capire, quel verissimo "in partenza".
john: il problema economico è un altro casino che meriterebbe post apposito.
massimo: tu la SA-RC, io la PC-BS. Non è che c'è qualcosa che non va nelle norme di reclutamento del ministero?
Sere: esatto, questo è il guaio.


8. a reader left...
Tuesday, 26 October 2004 6:29 pm

ma non credere che non ti odi, tuttavia. io quest'anno ho fatto due settimane di ferie, a scelta tra le prime due e le ultime due di agosto. quelle in mezzo no, troppo esotico.

sere


9. a reader left...
Tuesday, 26 October 2004 6:47 pm

Ho avuto la sfortuna di incontrare parecchi insegnanti che facevano quel lavoro come si fa l'impiegato in posta, ma anche l'immensa fortuna di incontrare un pugno di donne e uomini che ama(va)no davvero quel lavoro: gente che si è sempre fatta un signor mazzo per stare dietro a n classi di scalmanati minorenni ignoranti come capre e che tutto avrebbero voluto fare tranne che stare a scuola. Ho avuto al fortuna dia vere anche un buon (ottimo?) rapporto con alcuni di questi, tanto che ancora oggi capita che faccia loro un colpo di telefono (o mandi loro un'e-mail) sotto le feste per sentire come stanno e salutarli, dopo quandici anni. Un rapporto amichevole, anche se non di amicizia, che miha fatto capire quanto è difficile fare bene il lavoro dell'insegnante quando ancora ero una minorenne scalmanata (di cui sopra o quasi), e a causa del quale mi resta un'ammirazione sincera per chi insegna e lo fa sul serio.

Alice Twain


10. a reader left...
Tuesday, 26 October 2004 7:14 pm

Ma quanti insegnanti insegnano come insegna Farfi?

rb


11. a reader left...
Tuesday, 26 October 2004 7:41 pm

Mi rendo conto che come attuale studente del professor Beccaria possa sembrare sconveniente questo commento, ma sento di farlo, e perciò lo faccio lo stesso.
Sottoscrivo in pieno, e le idee espresse sono rafforzate dalla mia esperienza personale di avere in casa una madre insegnante delle elementari(c'è certamente una differenza, ma neppure poi così tanta) anzi, aggiungo che a mio parere di gente che insegni come lui ce n'è davvero poca...e il fatto che sia di questa idea veramente e non per convenienza lo può confermare chiunque nella mia famiglia o a scuola. Vorrei mettere in evidenza il fatto che insegnare significhi innanzitutto "insegnare" e cioè non solo ripetere cioè che dice il libro a memoria o poco più, ma fare in modo che circa 20 persone, una più diversa dall'altra, recepiscano più o meno adeguatamente un certo concetto, il tutto mantenendole sufficentemente interessate a ciò che viene detto, anche quando la mente dello studente lo implora in ginocchio di lasciarla libera di vagare per qualsiasi altro argomento che non sia quello spiegato; non è cosa facile. Farlo come lo fa il nostro prof meriterebbe ben di più di 1200 euro al mese.
Se qualcuno era al S.Siro domenica scorsa o ha seguito il derby in tv come me potrà aver notato uno striscione interista dove si vedeva una pecora con il volto di Adriano e sotto la scritta "CLONATELO!"
Penso che si potrebbe estendere il concetto anche al prof e a tutti coloro che riescono così bene in un mestiere tanto complesso e da cui, in fondo, dipende la vita di tante persone.

Claudio


12. a reader left...
Tuesday, 26 October 2004 8:15 pm

Io posso solo dire che esistono , purtroppo luoghi comuni su tante professioni... poi vai a scandagliare e ... beh credo che la differenza fondamentale sia in ogni caso nel "come" si fa una cosa ... e per mia esperienza diretta "da questa parte della cattedra" e avendo cambiato diverse scuole ( indi per cui provato diversi docenti che insegnavano la stessa materia) posso senza dubbio dire che non so se sia facile o meno fare l'insegnante ma senza alcun dubbio è molto molto molto difficile nonchè immagino ( e ora dal tuo post leggo) decisamente impegnativo in termini di energie, tempo , pazienza , capacità comunciativa etc etc fare il tuo mestiere bene ...
Il che significa riuscire a trasmettere le nozioni e ancor più a destare, appunto, l'interesse di noi zucconi (ovvio parlo per me).

Nella mia carriera scolastica ho amato ed odiato materie proprio in conseguenza di insengnati geniali e appassionati o svogliati e poco comunicativi.

Io sono dell'idea che con un bravo insegnante imparare sia anche decisamente più facile, oltre che indubbiamente più stimolante .

Barbara


13. a reader left...
Tuesday, 26 October 2004 8:38 pm

Altra figlia di insegnanti che annuisce e comprende. Va detto che non tutti gli insegnanti sono uguali - purtroppo - ma anche che ne conosco parecchi così e che negli ultimi anni il lavoro extra lezioni è molto aumentato per tutti, la scuola stessa è molto cambiata.

Mae*


14. a reader left...
Tuesday, 26 October 2004 11:01 pm

rb: qualcuno più di quanti si pensi; molti meno di quanti sarebbe opportuno...

Mae: sul "lavoro extra lezioni", varrebbe anche la pena di capire quanto di questo è realmente utile. Io, che insegno in una scuola media, mi trovo costantemente incastrato in cose che ben poco hanno a che fare con un lavoro serio e coerente. Ora sto un po' imparando a sgusciare, a ridurre il danno e a discriminare gli impegni extra veramente utili (per i ragazzi e per me), da quelli che sono frutto di un'idea malata, tipica soprattutto della scuola media, dove sembra che si debba insegnare tutto e il contrario di tutto, dall'educazione alimentare al bricolage, dal bowling alla mostra del pittore di quartiere, dal patentino al sex for dummies... Sono attività che lasciano troppo spesso il tempo che trovano, non tanto perché siano sempre inutili in sé, quanto perché buttate in una macedonia di cose eterogenee ed estemporanee, che più che accompagnare gli alunni li sballottano da una parte all'altra. E sono le attività, posso assicurvelo, che pesano di più sul bilancio orario di moltissimi insegnanti delle medie inferiori (credo/spero che alle superiori e alle elementari il problema sia meno accentuato).
E intanto ci domandiamo come mai i ragazzini di terza media sono semi-analfabeti...

carloemilio


15. a reader left...
Wednesday, 27 October 2004 9:31 am

I miei genitori sono in pensione da 5-6 anni; mia madre insegnava materie letterarie alle medie, mio padre inglese alla ragioneria. Ora ho un fratello che insegna lingue, un po'dove lo chiamano.

lester


16. a reader left...
Wednesday, 27 October 2004 9:44 am

Come dire: "Chi non scatta niente scatti".
Forza Farfi siamo con te....

DB


17. .mau. left...
Wednesday, 27 October 2004 11:03 am

boh, non sarei mai riuscito a insegnare, io. Unicuiusque suum...


18. a reader left...
Wednesday, 27 October 2004 11:44 am

Un pochino "lacrimevole" il tuo post....quando ho finito di leggere mi sentivo molto afflitta,e, sicuramente in colpa, perchè (ovviamente prima di conoscerti), anche io ero una di quelle persone che ritenevano fortunati gli insegnati: poco lavoro, poco stess e soprattutto tante vacanze. Epperò sei andato giù duro!!!! La lacrima è scesa con un sospiro finale che tutto d'un fiato diceva "Poverinooooo!!!"

La cugina


19. a reader left...
Wednesday, 27 October 2004 12:17 pm

Sul "poco stress" posso solo raccontare quello che è successo a Lella, che era la mia insegnante di francese nonché membro intenro di commissione d'esame alla maturità, che dopo quella maturità (estremamente travgliata) non solo ha fatto giri di telefonate in lacrime per scusarsi dell'esito infausto con gli studenti (e non per colpa nostra, ci tengo a dirlo, e nemmeno di Silvana sua che si sono fatte il culo a capanna per tenere sotto controllo quella sottospecie di commissione che si sono trovate tra le mani), ma in seguito mi ha raccontaot di avere avuto incubi per diversi mesi relativi a quell'esperienza.

Alice Twain


20. a reader left...
Wednesday, 27 October 2004 4:13 pm

IL commento dei miei genitori era più generale rispetto alla sola questione economica, intendevano l'insegnamento come un lavoro non nobilitante le persone, in parole povere sarai sempre e solo uno che insegna. Nessuna carriera,nessuna soddisfazione secondo loro. Eppure io lo farei anche tra cinque minuti.

john


21. a reader left...
Wednesday, 27 October 2004 9:25 pm

Per quanto riguarda il lavoro, penso che non sia tra i più sporchi e faticosi, uno come un'altro, niente di più e niente di meno.Sicuramente ciò che fà più invidia sono le ferie: facendo un paragone col "mio secondo lavoro", non si sa neanche cosa siano 2 settimane consecutive di ferie...poi per quanto riguarda il lavoro a casa se lo può gestire come vuole, e sa che quando ha finito quello, HA FINITO...invece nel mio caso dipendi solo da una telefonata, non hai orari, ma solo priorità...si, il caso che dico io è limite, però considerando che gli stipendi (suo e di uno che lavora da me) sono molto vicini tra di loro, lei è abbastanza fortunato...sicuramente fare l'insegnante é faticoso(nel mio piccolo ho dato ripetizioni di chimica e capisco che insegnare è difficile), ma non direi che è uno sporco mestiere. Direi che non si discosta troppo dagli altri, quello sì.

Per quanto riguarda il luogo comune, io convivo con uno simile ed è stressante, molto stressante. Se combattendo contro qualcosa di intelligente si riesce a trovare un ragionamento logico per contrastarlo, opporsi all'ignoranza è praticamente impossibile, si fà buon viso a cattiva sorte e basta.

Spero di non essermi giocato la valutazione di storia e filosofia con questo commento, ma sapendo di avere il miglior professore esistente di queste due materie non mi preoccupo...anzi sono d'accordo con Claudio....CLONATELO!!!!!!!!!!

rugbysta stoico ke vince poco ma si diverte tanto


22. a reader left...
Friday, 29 October 2004 6:54 pm

Aggiungo il mio voto favorevole alla proposta di clonazione..

Mithrandir


23. galatea left...
Sunday, 25 February 2007 2:36 pm :: http://ilmondodigalatea.ilcannocchiale.i

Ciao collega. Io insegno alle medie, quindi la considerazione sociale è anche minore. tutti adorano le maestre, qualcuno talvolta rispetta gli insegnanti delle superiori. Alle medie no, siamo scansafatiche e basta. Ci ho rinunciato a chiarire a chi mi rinfaccai di lavorare solo 18 ore a settimana che lavoro molto di più. Mi limito a guardarli e rispondere, con un sorrisetto stronzo sulle labbra:"Certo perchè sono furba. Siete voi che avete scelto il lavoro sbagliato, cretini." Di solito smettono e, per giunta, da quel momento gli idioti finiscono col rispettarti di più.